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Teatro Verdi: chiusura di stagione con il dittico La Porta Divisoria / Il Castello del Duca Barbablù

La Porta Divisoria - Credit: Ludovica Gelpi - Teatro Lirico Sperimentale Spoleto

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STAGIONE LIRICA E DI BALLETTO 2023-2024

LA PORTA DIVISORIA / IL CASTELLO DEL DUCA BARBABLU’

Recite 14, 15, 16, 21, 22 e 23 giugno 2024

Un dittico imperdibile chiude la stagione del Teatro Verdi di Trieste con la seconda esecuzione in assoluto dopo l’unica in città del 1979, de Il Castello del Duca Barbablù di Bartók con la nuova regia di Henning Brockhaus e la seconda esecuzione assoluta, dopo l’unica a Spoleto, de La Porta Divisoria, unico libretto d’opera firmato da Giorgio Strehler su commissione di Victor de Sabata per La Scala con le musiche del compositore che accompagnò tutta la carriera teatrale di Strehler, Fiorenzo Carpi. Un’occasione imperdibile per appassionati di prosa, cultura giuliana, letteratura ed opera per completare un tassello dimenticato della grande storia del teatro europeo del Novecento.

Senza dimenticare che il testo rilegge La Metamorfosi di Kafka nel centenario del celebre impiegato delle Generali di Trieste, già celebrato a Cannes con il lancio del film “Franz”.

La storia de La Porta Divisoria ha il fascino di un prezioso ritrovamento d’arte lungamente dimenticato: unico libretto d’opera mai scritto da Giorgio Strehler, il cui dattiloscritto con note dell’autore si trova in copia nell’archivio del Museo Teatrale Schmidl, nacque su commissione di Victor de Sabata, che mise il titolo per ben tre stagioni in cartellone in Scala senza mai riuscire a presentarlo poiché Fiorenzo Carpi non riusciva ad ultimare le musiche, rimaste infatti ad oggi incomplete nel quinto quadro dell’opera e presentate con la chiusa di Alessandro Solbiati su commissione del Lirico Sperimentale di Spoleto, dove è avvenuta la prima mondiale nel ‘22.

Il soggetto, cioè La Metamorfosi di Kafka, era stato scelto proprio da Carpi, poiché il tema della disumanizzazione del diverso era materia scottante della storia della sua famiglia, vittima di persecuzioni razziali e politiche durante la Seconda Guerra Mondiale con il padre Aldo Carpi, illustre pittore milanese di lontane ascendenze ebraiche, poi direttore per acclamazione di Brera, internato nel lager di Gusen-Mathausen, esperienza da cui trasse il lungo memoriale Il Diario di Gusen, oggi anche spettacolo teatrale grazie alla figlia Martina Carpi.

Dunque un titolo che non poteva mancare nell’offerta culturale di Trieste e di tutta la regione, vero compendio di volontà di personaggi e temi apicali nell’identità intellettuale della città, da de Sabata a Strehler, dall’illustre impiegato delle Generali Kafka al tema ebraico affrontato nella sua metaforizzazione più sottile ma al contempo crudele, la repentina ed inspiegabile disumanizzazione di persone comuni che fino alla notte prima si sentivano ‘normali’.

Forse fu proprio la scottante vicinanza emotiva del tema che caricò di responsabilità etica ed affettiva Carpi tanto da impedirgli la chiusura del lavoro, giacchè certamente un’opera in sé non poteva mettere in difficoltà un compositore così eclettico e vivace, protagonista non solo del teatro di Strehler, ma firma di riferimento di Dario Fo, Vittorio Gassman, Edoardo De Filippo, Roland Petit, della grande Rai di qualità per Canzonissima, Nanni Svampa, Lino Patruno, Ugo Gregoretti, e compositore delle musiche del Pinocchio di Comencini, il cinema di Louis Malle, Patrice Chéreau, Tinto Brass, Carlo Mazzacurati, ma la lista è davvero lunghissima, e tratteggia il profilo di un musicista che è stato davvero l’anima di uno dei momenti fondanti la cultura popolare del Novecento.

Il rapporto intensissimo tra Carpi e Strehler, che verrà narrato dalla figlia Martina Carpi in occasione di una serie di incontri dedicati al titolo che si terranno a Trieste a latere dell’opera, veniva così descritto dallo stesso Strehler: Il mio teatro è tenuto insieme dalle note di Fiorenzo Carpi. Molto spesso la sua musica ha dato, all’inizio o durante il lavoro, la “chiarificazione” interna di cui avevo bisogno, l’illuminazione di un “tutto” che non riuscivo ad afferrare…».

La produzione spoletina, con la regia minimale di Giorgio Bongiovanni, vede un cast di giovani promesse guidate dalla brillante bacchetta di Marco Angius, direttore italiano sempre più presente e stimato nelle migliori stagioni europee, che dirigerà l’orchestra del Verdi anche nel Castello del Duca Barbablù, titolo che sta vivendo una vera Renaissance nei teatri italiani e che non poteva certo mancare al Verdi dove è stato rappresentato una sola volta nel 1979. Il fil rouge visuale delle due opere entrambe giocate su porte simbolo di inquiete separazioni e misteri disturbanti, viene completato dalla nuova produzione del Verdi del Barbablù con la rarissima regia di Henning Brockhaus, maestro novecentesco ed ex collaboratore di Giorgio Strehler, che ormai da anni centellina le sue scelte artistiche con uno spirito anti-routinario davvero d’altri tempi, dunque un’occasione importante per riscoprire le idee mature di un uomo che ha davvero fatto la storia del teatro europeo.

Il basso Andrea Silvestrelli, reduce dall’Attila di Chicago e da una maratona wagneriana ad Opera Australia, sarà l’inquietante Duca Barbablù, mentre il solido mezzosoprano Isabel de Paoli darà la voce a Judith nella più noir delle opere di repertorio classico.

Commenta così la scelta il Sovrintendente Giuliano Polo:

“Il nostro Teatro è tra le tante cose, anche la sede della memoria storica delle arti performative di Trieste e non può esimersi, anno dopo anno, di continuare a raccontarla ai giovani perché essa rimanga patrimonio indelebile del nostro futuro. Grazie alla Porta Divisoria abbiamo rinsaldato i già forti rapporti con l’Università cittadina, perché ciò che la Porta racconta è non solo una storia in musica, ma è soprattutto la memoria intellettuale di alcune delle personalità fondanti la nostra cultura novecentesca”.

Il Direttore Artistico Paolo Rodda aggiunge:

La collaborazione con il Lirico Sperimentale di Spoleto è stata eccellente e ci siamo subito trovati a condividere la filosofia produttiva di dare spazio ai talenti di domani, un tratto comune che ci avvicina costantemente. Ma sono soprattutto orgoglioso che il grande Henning Brockhaus abbia accettato di tornare ad una nuova regia proprio nel nostro teatro, con il quale ha creato un essenziale rapporto di fiducia, elemento fondante per chi come lui, viene da un tempo in cui il rapporto umano era base ineludibile del sodalizio creativo”.

LA PORTA DIVISORIA

di Fiorenzo Carpi

completamento di Alessandro Solbiati

Unico libretto d’opera di Giorgio Strehler da La Metamorfosi di Franz Kafka e su commissione di Victor de Sabata

Maestro Concertatore e Direttore MARCO ANGIUS

Regia GIORGIO BONGIOVANNI

Scene ANDREA STANISCI

Costumi CLELIA DE ANGELIS

Luci EVA BRUNO

Assistente alla regia BIANCAMARIA D’AMATO

Personaggi e interpreti

Gregorio DAVIDE ROMEO

Padre di Gregorio ALFONSO MICHELE CIULLA

Madre di Gregorio SIMONE VAN SEUMEREN

Sorella di Gregorio ANTONIA SALZANO

Il gerente/Secondo pensionante DAVIDE PERONI

Primo pensionante/Terza voce di Gregorio ORONZO D’URSO

Seconda domestica/Seconda voce di Gregorio FEDERICA TUCCILLO

Terzo pensionante GIORDANO FARINA

Prima domestica CLAUDIA FLORIS

Allestimento del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli”

Orchestra e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

IL CASTELLO DEL DUCA BARBABLU’

di Béla Bartók

Opera in un atto su libretto di Béla Balázs

Ed. Musicali: Universal Edition

Maestro Concertatore e Direttore MARCO ANGIUS

Regia e luci HENNING BROCKHAUS

Scene HENNING BROCKHAUS/GIANCARLO COLIS

Costumi GIANCARLO COLIS

Coreografie VALENTINA ESCOBAR

Personaggi e interpreti

Il duca Barbablù ANDREA SILVESTRELLI

Judith, sua moglie ISABEL DE PAOLI

Un bardo MAURIZIO ZACCHIGNA

Nuovo Allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

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