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Intervista a Gregory Kunde: tra Rossini, Verdi e Sinatra

Gregory Kunde - Credit: Intermusica

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Buonasera M° Gregory Kunde,
dopo aver assistito alla presentazione del suo libro “Una vita da cantare” scritto da José Luis Jiménez e averla vista emozionarsi nel parlare del sostegno della sua famiglia, mi piacerebbe partire proprio da questa parola: “emozione”.

Immagino che dopo quarantasei anni di carriera ci sia ancora emozione nel salire sul palcoscenico, utilizza delle tecniche per “esorcizzarla”? Ha un “amuleto”, un oggetto o una foto che porta sempre con sé?

Per me è tutta una questione di Preparazione. Quando si arriva alla recita, sei preparato. Non c’è nervosismo ma Adrenalina nelle vene. Quando sento all’inizio la musica, La Mia Musica, capisco che è il momento e, due secondi prima, io sono il Personaggio. Prima di entrare in scena, mi intrattengo parlando con i Manager, il Coro, qualcuno fuori scena ma subito dopo sono molto concentrato nel ruolo. Non sul canto, su quello sono già pronto. lo dico sempre ai miei studenti “Dovete prepararvi bene, non dovete pensare al canto, a questa nota, a questa frase” perché tutto viene preparato prima durante lo studio, come il fraseggio etc. Quando si arriva in scena, sei preparato, Canta!
Io dico sempre:

“Lascia il cervello lavorare “let the brain work”. Hai già preparato tutto, non devi pensare!”

Parlando invece dell’Otello, che andrà in scena a partire da domani sera, 1 Giugno 2024 al Teatro dell’Opera di Roma, l’abbiamo vista debuttare per la prima volta nel ruolo di Otello di Rossini nel 2007, al Rossini Opera Festival, per poi interpretare nel 2012 sia quello di Rossini, sia quello di Verdi, al teatro la Fenice di Venezia. Come definirebbe questi due ruoli? Ha trovato dei punti in comune e/o discordanti?

Allora, quando ho fatto entrambi, avevo già fatto tre produzioni di Rossini ed io ero nel modo rossiniano, nel modo del Belcanto. Quando poi ho fatto il cambio di repertorio, 2010/2011, con Vespri Siciliani e poi Otello l’hanno dopo, avevo già dimestichezza nel cantare Rossini quindi ho pensato che non sarebbe stato facile, ma avrei potuto farlo! Otello è Otello, il personaggio è uguale. La musica cambia, certamente, la musica di Rossini è stata scritta settant’anni prima di quella di Verdi. Il Belcanto era un modo di cantare molto comodo per me. A quel punto, nel 2012, Rossini era diventato più difficile, perché la coloratura non era più come dieci anni prima. Ma ho accettato la sfida di fare le due opere insieme, perché ho pensato: “Sarà interessante!” Nel 2012 quella di Rossini era in forma di concerto con Evelino Pidò a Bruxelles, poi il debutto alla Fenice ovviamente. Ma la cosa più memorabile per me è quello che è avvenuto nel 2015, quando ho fatto L’Otello di Rossini alla Scala, l’ultima recita mi sembra il 28 Luglio, e dopo due settimane a Peralada quello di Verdi. “Mi raccomando, prima Rossini e poi Verdi” E’ stato molto ravvicinato, è successo cosi’ e l’ho accettato! 

“Sono Pazzo, però facciamolo! …. E’ andata bene!”

Nell’osare, ha ricevuto una grande soddisfazione, quindi possiamo dire che l’Otello di Verdi si è dimostrato una grande sfida o ci sono stati altri ruoli che l’hanno messa a dura prova? Se ne ricorda uno in particolare?

No, il 2012 è stato una sfida, un momento che mi ha dato un po’ di esitazione. Perché ho cantato Cassio due volte, qualche anno prima. La storia, l’opera e la musica di Otello la conoscevo anche se non l’avevo mai studiata. Con Domingo, con un cantante americano, Allan Jones a Chicago e una volta anche a Montreal. Era un’opportunità su cui riflettere quando Marco Impallomeni mi ha detto che il Maestro Ortombina voleva che facessi l’Otello di Verdi, io ho pensato “E’ pazzo veramente”. Avevo cambiato solo un po’, avevo fatto Norma un anno prima e poi Vespri e Ballo in maschera. Ho accettato l’offerta e ho detto “Vabbè studiamo”. All’inizio, dopo aver sentito Ramon Vinay, John Vickers, Placido etc. Pensavo di non avere la voce. La mia voce era ancora sullo stile del Belcanto e non come adesso. Se dovevo cantare Otello, dovevo farlo con la mia voce e fare ogni nota pulita come ha scritto Verdi. Sarei stato diverso rispetto a tutti gli altri cantanti e quella divenne la mia sfida: Cantare Otello!
All’inizio era solo per cantare. Il personaggio di Verdi, tuttora non l’ho capito perché è molto più drammatico rispetto Rossini. Ma dopo anni, ogni volta che devo interpretarlo trovo sempre qualcosa di nuovo da aggiungere al personaggio, senno diventa noioso! Nonostante i diversi direttori d’orchestra, registi e produzioni non ho mai fatto un Otello moderno ma sempre tradizionale, come piace a me!

Come si prepara per entrare nel personaggio che deve interpretare? Cerca di trovare affinità anche con la sua personalità o il lavoro è totalmente distaccato da se?

Eh no! Non c’è nessuna relazione con me. La cosa che mi indirizza in ruoli come Otello, Peter Grimes, Billy Budd è che sono ruoli diversi dai soliti del Belcanto, più interessanti perché bisogna usare le “skills” come un attore, un aspetto che mi interessa molto per creare quel personaggio, come Otello in Shakespeare. Bisogna intraprendere un cammino dall’inizio come un guerriero, come un amante di Desdemona, fino alla fine come uno che ha perso la testa, come un assassino! E’ sempre tutto fuori controllo.
Mia figlia, anche se non mi ha sentito cantare molto durante il Belcanto, mi chiede sempre: muori in quest’opera?
“Si”
C’è un’opera dove non muore qualcuno?
“No”.

Nel corso della sua carriera le sarà sicuramente successo un episodio simpatico o divertente, qual’è il primo che le viene in mente?

Certo, sono successe molte cose. Soprattutto negli anni di Belcanto, quando ho cantato i Puritani con i più grandi soprani come Edita Gruberova, June Anderson e tanti altri ed è stato il ruolo in cui mi sono divertito di più negli anni Novanta. Recentemente invece i direttori con cui ho lavorato Mehta, Noseda, Pappano, con Daniel Oren.  

“Sono stato veramente benedetto”

Se dovesse immaginare per un attimo di non essere un cantante e di non aver ancora intrapreso questa strada nella sua vita, rifarebbe tutto da capo o cambierebbe direzione?

Beh, non lo so perché quando ho cominciato questo lungo cammino, studiavo direzione, pensavo di poter diventare insegnante di coro negli stati uniti. Ma poi ho preso un altra “road”. Se non avessi fatto il cantante sicuramente avrei fatto l’insegnante. La musica per me, da quando ho quindici anni, è la cosa che ho sempre voluto fare, anche se non sapevo quale.
Anche lo sport è sempre stato un sogno da quando avevo nove/dieci anni, quello di giocare a baseball. 

“Sono un appassionato, infatti ogni giorno sto davanti al mio computer per vedere il Mio Yankees a NY. Sono un Fan!”

Quindi tra Musica e Sport!
L’abbiamo vista debuttare nel 2018 anche nelle vesti di Direttore D’Orchestra…

Certo, prima di quello ho diretto una produzione di Maria di Rohan a Bergamo al Festival di Donizetti.

E’ stato un episodio isolato o le piacerebbe continuare?

Mah guarda, se dovessi dirigere mi piacerebbe il periodo del Belcanto perché è una passione, lo sento mio e potrei aiutare i cantanti dalla buca. E’ difficile trovare direttori che sappiano dirigere bene, perché tra i due i cantanti sono i più importanti.
Quando si “guida bene” diventa una cosa formidabile!

Ormai nel mondo di oggi quella che poteva essere definita l’epoca d’oro del teatro, dove l’opera lirica raggiunse il suo massimo splendore, ha lasciato spazio ad un ambiente di nicchia, frequentato da nuove generazioni che purtroppo non apprezzano più il teatro e l’opera come il pubblico d’un tempo. Rispetto a quando ha iniziato e alla sua esperienza, il teatro di oggi secondo lei è effettivamente cambiato? Se si, in cosa?

Certamente, ma qui in Europa no! In italia è rimasto tutto uguale, il pubblico è sempre stato ed è molto caloroso.
Se ti piace, si sente… se non ti piace, anche questo si sente!
Sicuramente quando ho cominciato a Lyric Opera of Chicago, quando c’erano Pavarotti, Domingo il pubblico era più educato, più “vocale”. Adesso non hanno paura di urlare, di gridare “Bravo”.

Al di là della sua grande carriera, ha un sogno nel cassetto?

Mi vorrei fermare!
No, come ho detto prima quando parlavo di quel disco jazz. Quando si torna alla musica d’infanzia, di quando ero ragazzo e si può cantare quella musica è una grande emozione. Mi ricordo i dischi, cantati da Frank Sinatra, Tony Benedict e molti altri e quando li ascolto mi dico:

“Tu non sei un cantante lirico, tu devi cantare questo invece!”

Magari in futuro…

Eh Speriamo dai, “Due o tre settimane a Las Vegas, non sarebbe male”.

Ha qualche consiglio o insegnamento, che magari ha vissuto sulla sua pelle che si sente di condividere con un giovane desideroso di intraprendere la carriera del cantante?

Studia Bene, studia per perfezionarti. Quando io ho cominciato all’accademia nel programma “giovani artisti” non c’erano tanti cantanti, con solo cinquecento posti per audizione e ne selezionavano solo quindici. Adesso sono cinque mila e tutti cantanti, tra soprani, baritoni etc. Sono tutti bravissimi! 

E’ cresciuta molto la popolarità della musica classica, per questo i giovani sono interessati nell’intraprendere questa carriera, anche se il problema è che non c’è lavoro!
I posti sono pochi per tutti, cantanti e strumentisti. Quando faccio le Masterclass con i tenori, magari sento belle voci, intonano il Do perfetto però la coloratura è così/così. Quindi devono studiare e fare tutto perfettamente, perché ci sono più di cento tenori come loro e di conseguenza, se non sono perfetti, vanno fuori dalla lista.
Studiate bene. Prendete tempo, senza avere fretta. Perfezionate l’arte e la tecnica.
E parla altre lingue oltre la tua, non cantare italiano da francese, canta francese da francese. E poi continua così, magari avrai un po’ di fortuna.
Perché adesso è 50% talento, 50% fortuna!

Ce lo dedica un saluto?

Opera Mundus, ciao a tutti e in bocca al lupo. Continuate questo web e questo lavoro importante!
Grazie da me e tutti i cantanti.

Ringraziamo di cuore il Teatro dell’Opera di Roma e l’agente lirico Marco Impallomeni (MCdomani) per la loro preziosa collaborazione e supporto. La vostra disponibilità e assistenza sono state fondamentali per la realizzazione di questa intervista. Grazie di cuore!

Greta Leone

Vengo da Livorno. Ho conseguito la laurea triennale al DAMS (Disciplina del Cinema, della Musica e del Teatro) presso l'Università degli studi di Firenze e successivamente quella magistrale in Musicologia e beni musicali presso l'Università degli studi di Bologna. Durante i miei anni scolastici e universitari, parallelamente, ho continuato gli studi in pianoforte presso il corso ABRSM (Associated Board of the Royal School of Music) sotto la guida del Maestro Giuseppe Fricelli. Il mio interesse verso il teatro e l'opera nasce grazie al percorso dell'alternanza scuola-lavoro a teatro, durante le scuole superiori ed a laboratori sulla produzione e organizzazione di eventi spettacolari.