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Norma Fantini Opera contest: debutto con la D maiuscola sotto il cielo del Piemonte

  • Norma Fantini Opera contest - La Bohème 2025 - ph Pietro Cattaneo - Opera Mundus (2)

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Dal 18 al 20 luglio 2025, Opera Mundus ha avuto l’onore di partecipare al press tour organizzato da More News e promosso dal Norma Fantini Opera Contest: un itinerario coinvolgente attraverso il cuore del Piemonte, tra paesaggi mozzafiato, architetture cariche di storia, sapori autentici e, naturalmente, musica. Tanta musica.

Da Fossano a Cuneo, passando per Mondovì, ogni tappa è stata un tassello di un mosaico vivo, in cui il territorio e la cultura si intrecciano in maniera profonda. Un viaggio di scoperta, ma anche di visione: perché l’opera, quando incontra la comunità e le nuove generazioni, diventa qualcosa di più di uno spettacolo. Diventa futuro.

E tra una chiesa e un teatro, tra una prova e un applauso, c’è stato spazio anche per lasciarsi sorprendere dai sapori e dalle storie del territorio. Memorabile, ad esempio, la visita al birrificio Baladin e l’incontro con Teo Musso, il “Re dei birrai”. La sua storia è il manifesto vivente di come passione, disciplina e visione possano trasformare un sogno in impresa. Parole d’ordine? Radici forti, testa alta e cuore acceso.

A rendere ancora più dinamico il press tour, la presenza di giovani influencer della lirica, voci fresche che stanno contribuendo a costruire un nuovo modo di raccontare l’opera nel mondo digitale. Tra questi: Malita Choul [@malitachoul], Marco Pangallo [@marcopangallo_], ed il duo Enrico e Nichita di [@cultus.classicus]. Con i loro sguardi contemporanei, profondamente appassionati, hanno aggiunto una prospettiva nuova e necessaria a questa esperienza, confermando che il futuro della lirica passa anche da Instagram e TikTok.

Il Norma Fantini Opera Contest, pur essendo alla sua prima edizione, ha raccolto ben 80 partecipanti — un risultato che parla da sé. Per La Bohème, evento centrale del tour, sono stati formati due cast. La sera del 19 luglio, le luci si sono accese sull’Auditorium Calvino Paglieri di Fossano (CN), una straordinaria struttura a cielo aperto che si apre tra le antiche mura dell’ex caserma “Paglieri”. Con i suoi mattoni a vista, le linee sobrie e la scenografia naturale del cielo piemontese sopra le teste, questo spazio si è rivelato il fondale perfetto per una Bohème vibrante di emozioni. Un luogo che sa unire la forza della storia con l’energia del presente.

La messa in scena ha superato ogni aspettativa, tanto da spingere il presidente di Opera Mundus, Askar Lashkin, a una riflessione che non nasce da lontano, ma da dentro:

“Ormai molti concorsi premiano i vincitori con un debutto. Ma in alcuni casi si tratta di un’esperienza frettolosa: una sola prova di tre ore prima dello spettacolo, un accompagnamento ridotto al pianoforte, tagli dettati sia da necessità tecniche sia dalla mancanza dei fondi, costumi improvvisati. Invece, qui abbiamo assistito a un debutto con la D maiuscola. Una produzione vera, curata in ogni dettaglio — scenico, registico, musicale. Un lavoro che rispetta e valorizza il talento dei giovani artisti.”

Quelle parole non suonano come un giudizio esterno: sono la voce di un cantante che ha vissuto il tormento dei giorni di prova, l’attesa dietro le quinte, l’adrenalina del debutto. Un presidente, sì, ma innanzitutto un artista che conosce “lo scotto dell’arena” sulla propria pelle — e per questo è un alleato autentico e credibile dei giovani che sognano il palcoscenico come vocazione, non come scorciatoia.

Il momento culminante? Senza dubbio la rappresentazione de La Bohème, andata in scena la sera del 19 luglio. Un cast formato interamente dai vincitori del concorso — giovani cantanti lirici selezionati con cura e preparati con rigore — ha infiammato il pubblico con una performance intensa e toccante.

Sul palcoscenico, la loro passione era palpabile. Merito anche di un percorso lungo e meticoloso: oltre tre mesi di formazione, studio del ruolo, prove di regia e crescita personale. Un lavoro costruito con cura e visione, frutto della sinergia tra il Norma Fantini Opera Contest e la Fondazione Fossano Musica, partner fondamentale del progetto.

Alle loro spalle, un’orchestra imponente e giovane: 65 elementi, risultato di un’alchimia rara tra 15 professori della Fondazione e i loro allievi, il più giovane dei quali aveva appena 14 anni. Sul podio, il Maestro Aldo Salvagno. Alla regia, l’inesauribile energia creativa di Alessio Pizzech. Un allestimento sobrio, ma intriso di poesia.

Norma Fantini, presente in prima fila, li seguiva con uno sguardo partecipe e fiero, come una mentore che vede sbocciare i propri semi. “Tifava per loro” — e noi con lei.

Ogni elemento ha contribuito a creare un’esperienza che resterà impressa non solo nei ricordi dei partecipanti, ma anche nella trama di una comunità che ha scelto di scommettere sulla bellezza come leva di crescita.

Il cast di La Bohème

presentato al Norma Fantini Opera Contest è una dichiarazione d’intenti: giovani, preparati, motivati. Se la serata ha convinto per equilibrio e passione, il versante femminile si è rivelato più solido dal punto di vista tecnico e drammaturgico.

Martina Bianculli, nel ruolo di Mimì, ha mostrato una maturità sorprendente: timbro rotondo, controllo, e un fraseggio curato che ha restituito una Mimì sincera, mai caricata. Viola Nelfi, ventitré anni appena, è stata una Musetta frizzante e sensuale. La voce, ancora in fase di sviluppo, manca di proiezione nei momenti più pieni, ma ha carattere e musicalità.

Tra gli uomini, spicca Li Danyang (Rodolfo): presenza scenica forte, dizione italiana sorprendente, voce calda e ben emessa. Gli acuti hanno mostrato fatica, probabilmente dovuta alle molte prove e all’ansia del debutto. Luca Romano (Benoît/Alcindoro) ha dominato la scena con carisma, sebbene a tratti eccessivo: una scelta registica, forse, che lui ha comunque gestito con sicurezza.

Il trio Marcello–Schaunard–Colline (Lee Gho Ho, Romaguera Cristofol, Diego Maffezzoni) ha regalato momenti intensi e ben costruiti, soprattutto negli atti primo e quarto. Buona l’intesa scenica, grande energia. Si sono però avvertite alcune difficoltà: tensioni in zona acuta per i baritoni, debolezza nella grave per il basso.

Una compagnia giovane e credibile, che ha affrontato La Bohème con rispetto e coraggio. Il futuro dell’opera è anche in queste voci.

Unico elemento che ha sollevato qualche perplessità — non tanto artistica quanto tecnica — è stato l’uso dei microfoni. Come spesso accade nelle rappresentazioni amplificate, soprattutto all’aperto, la resa vocale dei cantanti finisce inevitabilmente nelle mani dei fonici. Questo può generare squilibri, specie nei concertati, dove alcune voci risultavano sovraesposte o penalizzate, rendendo difficile per l’ascoltatore attribuire con certezza la responsabilità: era una questione di proiezione vocale o di mixaggio audio?

Lungi dal voler sminuire l’impegno tecnico, resta il fatto che la vera vocalità lirica — quella che nasce dal corpo, dallo spazio, dal respiro — trova la sua piena espressione solo in condizioni acustiche naturali. E quando questo non è possibile, l’equilibrio tra esigenze tecniche e fedeltà al suono originale diventa una sfida delicata.

A sostenere questo progetto, anche il prezioso contributo di sponsor privati – Paneco Ambiente, Libellula, Inalpi – che hanno creduto in un modello culturale sostenibile e rigenerativo. Un esempio virtuoso che ci auguriamo venga seguito da molte altre realtà, in Piemonte e oltre. Perché la lirica non è un lusso per pochi: è un investimento, un bene condiviso, un motore di comunità.

 

Giovani talenti, debutti con la D maiuscola e un viaggio tra musica, cultura, architettura e sapori.

Il Norma Fantini Opera Contest racconta un futuro che nasce dalla bellezza.

Un editoriale di Opera Mundus

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