Opera Mundus

Bergamo, Donizetti Opera Festival 2025: Caterina Cornaro

  • Bergamo, Donizetti Opera Festival 2025 Caterina Cornaro - Photo Studio U.V. - recensione Opera Mundus

Tua Pubblicità in primo piano, è come
una grande opera - CONTATTACI

IN ITALIANO

IN SPAGNOLO (originale)

  • Caterina Cornaro, composta tra il 1842 e il 1843 ed eseguita finalmente a Napoli nel 1844, appartiene al periodo più tardo ed esperimental del Donizetti ormai pienamente maturo (sarà infatti l’ultima delle sue opere che vedrà rappresentata). Qui il compositore esplora con una libertà insolita la drammaturgia musicale: un Donizetti che tende deliberatamente a dissolvere il confine tra recitativo e aria, anticipando soluzioni e uno stile eroico quasi verdiano. La partitura – un vero capolavoro, breve ma sorprendentemente concentrata, due ore che scorrono in un soffio – alterna pagine di lirismo patetico, arditezze armoniche spiazzanti e momenti di grande concisione teatrale, con un trattamento orchestrale insolitamente moderno nell’ambito del belcanto. L’opera, articolata in un prologo e due atti, è stata presentata in due parti: la prima comprendeva il prologo e il primo atto fino al duetto Gerardo-Lusignano; la seconda l’ampio finale primo e il breve secondo atto, costruito sull’aria di Gerardo e sul finale secondo.

    Nel contesto di recupero e restituzione storica che caratterizza un festival di questo tipo, la nuova edizione critica presentata quest’anno dal Donizetti Opera, ancora una volta a cura della musicologa Eleonora Di Cintio, ci restituisce la partitura nella forma più vicina possibile alla reale volontà del compositore, con il finale originariamente concepito da Donizetti per la prima esecuzione: una chiusura teatralmente più incisiva, che sposta l’asse drammatico verso il personaggio di Lusignano, sostituita tuttavia nella ripresa parmense del 1845 – vista la cattiva accoglienza del debutto – da un tradizionale rondò conclusivo per la protagonista.

    La regia di Francesco Micheli – già direttore artistico del festival, che cede il testimone a Riccardo Frizza, direttore musicale di questa produzione – frutto di uno scambio di allestimenti con il Teatro Real di Madrid (Joan Matabosch, in un prodigioso slancio di fantasia, spedisce una Maria Stuarda versione marca bianca; per fortuna, loro ci rimandano indietro una Caterina di grande interesse, che permetterà di far conoscere questa splendida partitura in Spagna), propone una lettura parallela piuttosto sgangherata: una Caterina contemporanea, incinta e compressa come un würstel in un tailleur rosso, attende in un ospedale notizie del marito in cura oncologica, mentre la sua mente si intreccia con quella della Caterina Cornaro storica del XV secolo. L’esperimento, come prevedibile, affonda.

    La struttura girevole – di cartapesta e con due facce: da un lato un castello veneziano, dall’altro la parete di una sala d’attesa – crea un continuo via vai temporale che stordisce. Vi si aggiungono proiezioni disorientanti e testi (in stile fumetto!…) che vorrebbero rivelare i pensieri più intimi della Caterina moderna, ma che hanno suscitato più di una risata tra il pubblico. Il raffinato e vistoso costume di Alessio Rosati per la linea temporale antica è, a ragione, l’elemento meglio riuscito; molto meno giustificabile è l’apparizione degli sgherri del Consiglio dei Dieci, trasformati da Micheli in un ibrido tra Men in Black, ninja e pazienti COVID muniti di mascherine chirurgiche. A ciò si aggiunge una dicotomia drammaturgica mal risolta: Lusignano, re di Cipro nel passato, diventa nel presente un malato in attesa di un’operazione disperata da parte di Gerardo, antico amore di Caterina. Ma se nella trama originale Gerardo muore eroicamente in battaglia, come può il suo alter ego medico semplicemente evaporare nella linea contemporanea? Per fortuna, nonostante il frastuono visivo, nulla ha impedito di godere della musica in relativa autonomia: è bastato ignorare ciò che accadeva in scena.

    Riccardo Frizza, considerato da molti una vera autorità nel repertorio belcantista e ora anche direttore artistico del festival, ha offerto una lettura meramente funzionale, corretta ma poco ispirata: gesto sicuro e accompagnamento sempre puntuale, ma senza particolare finezza né sottigliezza, con percussioni e ottoni fuori controllo e un settore degli archi piuttosto esile. Dopo le irregolarità orchestrali della sera precedente in Il furioso, la Orchestra Donizetti Opera è apparsa oggi meglio amalgamata; lo stesso dicasi per il Coro dell’Accademia Teatro alla Scala che, finalmente al completo come richiede la partitura, ha firmato una prova solida e più omogenea.

    Sul versante vocale, Carmela Remigio ha consegnato una Caterina solida, dal fraseggio elegante, pur con difficoltà nel registro acuto (ogni salita richiede preparazione e calcolo) e un timbro che comincia a mostrare segni di stanchezza. Resta però innegabile la classe del suo canto, con tutte le note al loro posto, anche nelle non poche occasioni in cui ha reinventato il testo con sinonimi di propria invenzione. Il nuovo finale le sottrae spazio di brillantezza, ma lo ha sostenuto con dignità nella applaudita grande scena “Pietà, o Signor”, inserita nel finale secondo.

    Magnifico il Lusignano di Vito Priante, dotato di uno strumento corposo e di una nobiltà innata. Il suo canto dispiega una naturale aristocrazia, trasformando ogni frase in un esempio di belcanto maturo. Si è guadagnato il pubblico già con la curiosa romanza dal sapore iberico “Da che a sposa Caterina”, ma è nel bellissimo duetto “Ah, non turbarti a questi accenti”, che apre il finale primo, che ha brillato davvero, mantenendo intatta la credibilità del personaggio persino mentre la regia lo costringeva a indossare una veste da paziente ospedaliero.

    Enea Scala, dal canto suo, ha mostrato la consueta miscela di luci e ombre: timbro poco avvenente, emissione estremamente aperta e irregolare, accanto a un fraseggio ardente e a un istinto teatrale innegabile. Ha brillato nel duetto armonicamente audace con Lusignano “Parla, ardisci: io son quel desso” e ha ottenuto sinceri applausi nella heroica aria “Io trar non voglio”, che ha cantato brandendo un bisturi. L’impressione complessiva resta comunque più positiva che negativa.

    Tra i comprimari, il Mocenigo di Riccardo Fassi è rimasto sbiadito a causa di un canto gutturale e di gravi scoperti, ben lontano dalla malvagità monumentale richiesta dal ruolo. Fulvio Valenti ha offerto un Andrea Cornaro vocalmente molto provato, con uno strumento opaco e dal vibrato eccessivo. Infine, sia il tenorino Francesco Lucii (corretto nei doppi panni di Strozzi e di un cavaliere del re), sia Vittoria Vimercati nei panni di Matilde (voce attraente e linea ben rifinita) hanno svolto i loro compiti con sufficienza.

  • Caterina Cornaro, compuesta entre 1842 y 1843 y estrenada finalmente en Nápoles en 1844, pertenece al periodo más tardío y experimental de Donizetti, ya en plena madurez (de hecho, esta será la última de sus óperas que verá representada), explora con una libertad inusitada la dramaturgia musical: un Donizetti que tiende deliberadamente a disolver la frontera entre recitativo y aria, y que anticipa soluciones y un estilo musical heroico cuasiverdiano. La partitura –auténtica obra maestra, breve pero sorprendentemente concentrada, dos horas que pasan en un suspiro– alterna pasajes de lirismo patético, audacias armónicas chocantes y momentos de gran concisión teatral, con un tratamiento orquestal insólitamente moderno dentro del bel canto. La obra, articulada en un prólogo y dos actos, se presentó dividida en dos partes: la primera abarcó el prólogo y el primer acto hasta el duetto Gerardo-Lusignano; la segunda, el extenso finale primo y el breve segundo acto, concentrado en el aria de Gerardo y el finale secondo.

    Dentro del contexto de recuperación y restitución histórica que supone un festival de estas características, la nueva edición crítica presentada este año por el Donizetti Opera, de nuevo obra de la musicóloga Eleonora Di Cintio, nos hace llegar la partitura en la forma más cercana posible a la voluntad real del compositor, con el final originalmente concebido por Donizetti para su estreno, un cierre teatralmente más incisivo y que desplaza el foco hacia el personaje de Lusignano, pero que terminaría siendo sustituido en la reposición parmesana de 1845, visto el fracaso de la prima, por un tradicional rondó conclusivo para la protagonista.

    La puesta en escena de Francesco Micheli –ex director artístico del festival, quien deja paso a Riccardo Frizza, director musical de la presente producción–, fruto de un trueque de producciones con el Teatro Real de Madrid (Joan Matabosch, en un alarde de imaginación prodigiosa, les envía una Maria Stuarda de Hacendado; afortunadamente, ellos nos mandan de vuelta una interesantísima Caterina, que permitirá dar a conocer esta maravillosa partitura en España), propone una alocada lectura paralela: una Caterina contemporánea, embarazada y embutida cual salchicha en un traje rojo, espera en un hospital noticias de su marido en tratamiento oncológico, mientras su mente se entrelaza con la Caterina Cornaro histórica del siglo XV. El experimento, como no podría ser de otra forma, naufraga.

    La estructura giratoria –de cartón piedra y con dos caras: por un lado, un castillo veneciano; por el otro, la pared de una sala de espera de un hospital– crea un tránsito constante entre épocas que marea. A ello se suman proyecciones desconcertantes y textos (¡estilo cómic!…) que pretenden desvelar los pensamientos íntimos de la Caterina del futuro, pero que en no pocas ocasiones arrancaron algunas risas en el público. El elegante y vistoso vestuario de Alessio Rosati para la línea temporal pasada es, con justicia, lo mejor del invento; sin embargo, la aparición de los matones del Consiglio dei Dieci –para Micheli un híbrido entre hombres de negro, ninjas y contagiados de coronavirus con mascarillas quirúrgicas– roza lo absurdo. A ello se añade una muy mal resuelta dicotomía paralela: Lusignano, rey de Chipre en el pasado, se convierte en el presente en un enfermo que ha de ser operado a vida o muerte por Gerardo, antiguo amado de Caterina. ¿Y si Gerardo muere heroicamente en batalla en la trama original, cómo es posible que su alter ego sanitario simplemente se evapore en la línea contemporánea? Por fortuna, pese a lo ruidoso del aparato escénico, nada impidió que la música pudiera disfrutarse con relativa independencia; para ello bastó con ignorar lo que sucedía sobre el escenario.

    Riccardo Frizza, considerado por muchos una autoridad belcantista, y ahora también director artístico del festival, ofreció una lectura meramente funcional, correcta pero poco inspirada: gesto seguro y acompañamiento siempre eficaz, sin especial refinamiento ni sutileza, con una percusión y unos metales desbocados y una cuerda raquítica. Tras la irregularidad orquestal de la víspera en Il furioso, la Orchestra Donizetti Opera sonó hoy mejor ensamblada; ídem el Coro dell’Accademia Teatro alla Scala, ahora sí, tal como demanda la partitura, en formación completa, que firmó una prestación firme y más homogénea.

    En cuanto al plantel vocal reunido para la ocasión, Carmela Remigio, nuestra Caterina, firmó una interpretación solvente, de fraseo elegante, aunque con dificultad para el agudo (cada ascenso requiere preparación y cálculo) y un timbre que comienza a mostrar señales de fatiga, si bien es innegable un canto de gran clase y que todas las notas están en su sitio, incluso en las reiteradas ocasiones que decidió reinventar parte del texto con sinónimos de cosecha propia. El nuevo final le resta lucimiento, pero supo sostenerlo con dignidad en su aplaudida gran escena “Pietà, o Signor”, insertada en el finale secondo.

    Magnífico el Lusignano de Vito Priante, poseedor de un instrumento carnoso y de nobleza innata. Su canto despliega en Lusignano una naturalidad aristocrática, que convierte cada frase en un ejemplo de belcantismo maduro. Ya se ganó al público desde su entrada con la curiosa romanza con ritmo de tirana y cierto sabor hispano “Da che a sposa Caterina”, pero fue en el bellísimo dueto “Ah, non turbarti a questi accenti” que abre el finale primo, donde, incluso cuando la regia lo obliga a aparecer ataviado con una bata de hospital, logró mantener intacta la dignidad y la credibilidad del personaje.

    Enea Scala, por su parte, mostró su ya habitual mezcla de virtudes y sombras: timbre poco agraciado, emisión extremadamente deslavazada y abierta, combinados con un fraseo ardoroso y un instinto teatral envidiable. Brilló especialmente en el audazmente armonizado duetto con Lusignano “Parla, ardisci: io son quel desso”, y arrancó aplausos sinceros en la heroica aria “Io trar non voglio”, que hubo de cantar empuñando un bisturí. Pese a todo, deja una impresión más positiva que negativa.

    Entre los secundarios, el Mocenigo de Riccardo Fassi quedó desdibujado por un canto gutural y de graves desguarnecidos, lejos de la imponente malignidad que requiere este villano donizettiano. Fulvio Valenti presentó un Andrea Cornaro en un estado vocal muy tocado, dueño de un instrumento opaco y acusadamente avibratado. Finalmente, tanto el tenorino Francesco Lucii (correcto en sus breves tareas como Strozzi/un caballero del rey), como la Matilde de Vittoria Vimercati (que, aunque breve, hizo gala de un timbre atractivo y un canto aseado), cumplieron con suficiencia en sus cometidos.

22 novembre 2025 – Bergamo, Donizetti Opera Festival: Caterina Cornaro

Tragedia lirica in un prologo e due atti
di Giacomo Sacchero
Musica di Gaetano Donizetti

Prima rappresentazione secondo la volontà del compositore

Edizione critica a cura di Eleonora Di Cintio
© Casa Ricordi, Milano
con la collaborazione e il contributo della Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo

Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Donizetti in coproduzione con il Teatro Real di Madrid

CAST

Caterina Cornaro Carmela Remigio
Andrea Cornaro Fulvio Valenti
Gerardo Enea Scala
Lusignano Vito Priante
Strozzi Francesco Lucii
Mocenigo Riccardo Fassi
Un cavaliere del re Francesco Lucii
Matilde Vittoria Vimercati

Direttore Riccardo Frizza
Regia Francesco Micheli
Scene Matteo Paoletti Franzato
Costumi Alessio Rosati
Lighting design Alessandro Andreoli
Dramaturg Alberto Mattioli
Visual design Matteo Castiglioni
Assistente alla regia Paola Brunello
Assistente ai costumi Stefania Coretti

Orchestra Donizetti Opera
Coro dell’Accademia Teatro alla Scala
Maestro del Coro Salvo Sgrò

FOTO
#TAGS

Mario Varela

COLLABORATORE DI OPERA MUNDUS APS ETS - Team Recensioni | Critiche

Vuoi pubblicare un nuovo bando un comunicato una news su Opera Mundus?

Compila il modulo

Ti può anche interessare:

Opera Mundus: Dove la tua pubblicità
diventa arte - CONTATTACI

Diventa membro di Opera Mundus Accedi o Registrati


Non sei ancora registrato? Nessun problema, bastano pochi minuti!
Inizia ora e unisciti all’Opera Mundus

Vuoi fare ancora di più?

Diventando socio, supporti la nostra missione e accedi a vantaggi esclusivi.

Opera Mundus ADESIONE

Associarsi a Opera Mundus ti offre l’opportunità di contribuire a progetti innovativi, accedere a risorse esclusive e partecipare a eventi internazionali.

Scopri come puoi fare la differenza con la tua adesione. Diventa socio di Opera Mundus!

Sostieni Opera Mundus I tuoi benefici fiscali

E’ detraibile un importo, pari al 30%, delle erogazioni in denaro o in natura effettuate a favore degli enti del Terzo settore.

Nel caso in cui la persona opti per la detrazione, essa ammonterà al 30% dell’importo della donazione stessa, su una donazione massima di 30.000 euro. Ciò significa che sulla donazione massima di 30.000 euro si avrà un risparmio d’imposta di 9.000 euro.

Per quanto riguarda le erogazioni effettuate, invece, da enti e società, per esse è prevista la sola possibilità di deduzione dal reddito imponibile, nel medesimo limite del 10% del reddito complessivo dichiarato previsto per le persone fisiche.

AIUTACI A MIGLIORARE Opera Mundus

Dedica 2 minuti per compilare il nostro sondaggio e aiutaci a migliorare la tua esperienza sul sito. Il tuo feedback è molto importante per noi!

Opera Mundus Bonifico

Opera Mundus APS ETS

BANCA: BANCA DI CIVIDALE S.P.A.

IBAN: IT65J0548412100000005000208

BIC/SWIFT: CIVIIT2C

CAUSALE: donazione/erogazione liberale