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Charlotte, Opera Carolina: Gianni Schicchi e Suor Angelica

  • Charlotte, Opera Carolina Gianni Schicchi e Suor Angelica - ph Jorge V. Torres - review Opera Mundus

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Quando pensiamo all’opera lirica italiana negli Stati Uniti d’America siamo soliti condurre la mente ai fasti di luoghi sacri come il Metropolitan Opera o la Carnegie Hall a New York City. Sbaglieremmo di grosso però se pensassimo che al di fuori della già citata Grande Mela o di altre metropoli celebri per le loro grandi orchestre e sale (si pensi a Chicago, San Francisco o Washington) non vi sia un’offerta musicale altrettanto vivace e di qualità. 

È proprio per questo che Opera Mundus ha ritenuto particolarmente interessante portare i propri lettori alla scoperta di una importante realtà come Opera Carolina, la principale istituzione operistica della città di Charlotte, in North Carolina nonché punto di riferimento in tutto il Paese fin dal 1948 per le sue ricche stagioni liriche, ospitate presso il Belk Theater della città. Guidata dalla dottoressa Shanté P. Williams, General Director e da Claudio FerriDirettore Artistico e Vicedirettore Generale, del quale potrete leggere un’interessante intervista sul nostro sito, la compagnia consta di una importante presenza italiana anche grazie al Maestro Stefano Vignati, Direttore Musicale e Principal Conductor. 

Non è dunque un caso che proprio con due titoli “nostrani”, Gianni Schicchi e Suor Angelica di Giacomo Puccini, si sia scelto di inaugurare una Stagione 2026 che si distingue tuttavia per proposte molto variegate per generi e provenienze. 

Presentate in ordine invertito, le due opere erano costituite pressoché dalla stessa ossatura nell’impianto scenico, originariamente concepito e disegnato da Eric Renschler; una scelta che oltre che pratica e funzionale, si è rivelata adatta a conferire una coerenza generale e una sorta di continuità ideale alla rappresentazione. Le arcate che coronavano il centro della scena si sono quindi trasformate agevolmente dalle mura di una nobile ed elegante casa fiorentina a cavallo tra il tredicesimo e quattordicesimo secolo a quelle di un austero convento. Ci ha pensato poi la regia di un altro italiano, Carlo Antonio De Lucia, a dare vita entro questa cornice, dapprima alle turbolente e grottesche vicende di casa Donati, infine ai dolori di Suor Angelica, in una visione complessivamente fedele al contesto storico e geografico del libretto. 

In Gianni Schicchi, De Lucia ha fatto saggiamente leva sulla recitazione, potendo giovare di un cast giovane e brillante che ha saputo divertire divertendosi. Particolarmente esilaranti le figure di Betto, membro arruffone e maldestro della famiglia e dello sprovveduto Notaro, chiamato inconsapevolmente a sancire nero su bianco la beffa: chi sceglierebbe un professionista per portare a termine un piano furbesco come quello di Schicchi? Nel complesso nessuno stravolgimento o sorpresa, dunque, ma una narrazione nel solco della migliore “tradizione” (fedelissimi i costumi) che non si è però risolta in un rituale stantio, ma ha anzi potuto giovare di una certa genuina e fresca spontaneità e di una lodevole cura della caratterizzazione dei personaggi e delle loro relazioni. Assai riuscito il finale, con Buoso Donati resuscitato e accompagnato fuori scena a braccetto da un soddisfatto Gianni Schicchi. 

Ben assortita ci è parsa la compagnia vocale, guidata con sapienza dal Maestro Stefano Vignati, capace di mantenere le redini dello spettacolo anche in qualche momento ritmicamente insidioso per la coesione tra buca e palcoscenico, senza rinunciare ad una lettura briosa e incalzante. La Charlotte Symphony si è distinta dal canto suo per bel suono e vivacità di colori e dinamiche. 

Tra gli interpreti di questa rappresentazione (i cast erano due) hanno trovato spazio diversi debutti in questo teatro. Primo fra tutti Jeffrey Grayson Gates, un Gianni Schicchi disinvolto e spigliato sulla scena e dal chiaro timbro baritonale, ben emesso e al servizio dell’interpretazione.  

La giovanissima Katherine Holobinko, anche lei alla sua prima apparizione nella sala di Charlotte, ha invece saputo donare al personaggio di Lauretta limpidezza e purezza tanto attorialmente quanto vocalmente, con efficaci sfumature dinamiche e un fraseggio espressivo e un “O mio babbino caro” malizioso e languido allo stesso tempo.  

Il tenore Michael Owens vestiva i panni di Rinuccio. La sua prova ha risentito di qualche incertezza forse dettata dall’emozione ma nonostante la verdissima età ha dimostrato tenacia nel saper proseguire agevolmente e con spigliatezza in un’opera così drammaturgicamente rapida e musicalmente subdola.  

Avida, meschina, autoritaria, la Zita di Nancy Fabiola Herrera, ha messo in evidenza con esperienza tutti i tratti di un personaggio che racchiude tutta la cupidigia dei Donati, non senza un efficace tratto di sprezzante autorità. Lo ha fatto piegando interamente il proprio strumento ad un fraseggio variegato e ad accenti espressivi.  

A completare il novero degli anziani, chiamati a prendere le redini della famiglia dopo la dipartita di Buoso, è stato Dan Boye, un Simone complessivamente corretto. 

Due le coppie, tre i debuttanti: di Marco e de La Ciesca hanno preso voce e forma rispettivamente Michael Segura e Arlene Miatto Albeldas, in ottima sinergia sotto il profilo musicale e scenico. Il mezzosoprano in particolare, si è distinta per un timbro corposo, omogeneo e ben proiettato in sala e di un fraseggio assai musicale. 

Per quanto riguarda invece la coppia formata da Gherardo e Nella, il primo era Josh Avant, tenore dalla bella voce argentea, la seconda Jersey Roche, soprano di efficace presenza scenica. Una coppia, quella di Gherardo e Nella, che non può (anche se talvolta vorrebbe) fare a meno del proprio figliolo, l’irrequieto ed esuberante Gherardino, molto ben caratterizzato da Maelle Kuzin. 

Betto di Signa, si diceva, è stato forse il personaggio attorialmente meglio sviluppato e questo anche per merito del bravo Brendan Sienko, anch’egli per la prima volta sul palco del Belk Theater, a cui non ha risparmiato fluidità e padronanza vocali. 

La compagine ha visto infine la partecipazione riuscita di Zachary Hugo come Maestro Spinelloccio, dottore tronfio e inaffidabile “della Scuola Bolognese”, che ci è parso anche accennare ad un lieve accento emiliano, e del trio formato da Messer Amantio il Notaro, Pinellino calzolaio e Guccio tintore, rispettivamente ben delineati da Kellen Schrimper, Gustavo Morales e Drizzie BurstonSamuel Hutagalung era Buoso Donati. 

Assai ben riuscita è stata Suor Angelica, opera di tutt’altre suggestioni ed emozioni. Il Maestro Vignati ha restituito con trasporto i contrasti tra le cupe e severe atmosfere di una rigorosa vita di convento, il raccoglimento dei momenti di preghiera e i tormenti della protagonista, dapprima repressi ed alternati a sprazzi di luce e speranza, poi esplosi in inesorabili sofferenze fino al culmine delle toccanti pagine finali, in cui il genio di Giacomo Puccini riesce mirabilmente a commuovere anche il più gelido dei cuori e immergerlo in un tripudio ultraterreno. E’ qui che nella disperata richiesta di essere salvata, non dalla morte, voluta, quanto piuttosto dalla dannazione, si trova ila vertice espressivo di questo capolavoro. Tutte queste sfumature, di dolcezza, struggimento, pathos, hanno messo in risalto le qualità di suono della Charlotte Symphony e la direzione attenta e teatrale di Vignati. 

Non da meno è stata la performance degli interpreti: Marija Jelic ha vestito i panni di Suor Angelica sfoggiando un’interpretazione scenicamente ispirata unita ad una voce piena e risonante, capace di padroneggiare una partitura impegnativa tanto emotivamente quanto musicalmente e di trasmettere al pubblico con immediata comunicativa lo struggente epilogo del dramma.  

Ottima anche la già citata Nancy Fabiola Herrera, chiamata qui a sostenere la gelida, autoritaria, irremovibile Zia Principessa. Qui Herrera ci è parsa voler dare un tratto particolarmente personale a questa figura, non nascondendoci qualche umano tratto di esitazione nel vedere Suor Angelica nella morsa del dolore per la notizia ricevuta. Ma solo di un flebile accenno si tratta, poiché l’anziana donna torna immediatamente in sé e abbandona la scena avvolta dalla cupezza che l’ha introdotta. 

Nuovamente in scena, anche Katherine Holobinko, ha confermato le ottime impressioni già suscitate in Gianni Schicchi, dando voce e corpo a Suor Genovieffa con la già apprezzata luminosità e naturalezza di emissione. 

Austera come è giusto che sia, è stata la Badessa di Martha Anderson, mentre ancora una volta Arlene Miatto Albeldas si è distinta per il timbro brunito, corposo e ben proiettato e per la chiarezza e comunicativa di dizione e fraseggio, come suor Zelatrice. 

Hanno completato la ricca compagine di suore con omogeneità ed efficacia Alina MacNichol, Maestra delle Novizie, Madeline Beitel Olivera, Suora Infermiera, McKenzie Coleman, Suor Osmina, Katherine Kuckelman-OwensNovizia, le due Converse Jersey Roche e Lauren Russelll, le due Cercatrici Fan YangKellie Williams, Brittany Currie come suor Dolcina, Kim Blanchard come Lucilla e il piccolo Misha Kuzin, nei panni del bambino. 

Positivo è stato infine il contributo dell’Opera Carolina Chorus. 

La regia di Antonio De Lucia ha saputo agire con estremo rispetto della partitura e del libretto, seguendo per filo e per segno le numerose indicazioni fornite dal compositore senza risultare banale o priva di interesse e forse proprio per questo, nella sua naturalezza e semplicità, ci ha fatti ritornare ad un modo di fare opera se vogliamo “tradizionale” ma che quando trova validi interpreti sulla scena e una sinergia d’intenti di fondo, sa ancora emozionare e colpire dritto al cuore.  

Una nota di merito finale va a Emily Jarrell Urbanek, direttrice della preparazione musicale e assistente direttrice, Susan Roth-Hayes, alle luci, Martha Ruskai, Wig e Make-up Designer, e Sophia Su, pianista collaboratrice. 

Il nostro viaggio in America è appena iniziato e la prima tappa a Charlotte ci ha parlato di passione, entusiasmo, voglia di fare le cose con professionalità ed ambizione, con rispetto per la Storia ma lo sguardo dritto e aperto al futuro e ai giovani. Torneremo volentieri, presto o tardi, nella speranza che l’opera lirica entri sempre più nei cuori di tutti, anche qui, a migliaia di chilometri dai luoghi in cui nacque.

IN ITALIANO

ORIGINALE

  • When we think of Italian opera in the United States of America, our minds are naturally drawn to the splendor of hallowed venues such as the Metropolitan Opera or Carnegie Hall in New York City. We would be gravely mistaken, however, if we assumed that outside the already mentioned Big Apple—or other major metropolitan areas renowned for their great orchestras and halls (such as Chicago, San Francisco, or Washington)—there were not an equally vibrant and high-quality musical offering.

    It is precisely for this reason that Opera Mundus deemed it particularly interesting to introduce its readers to an important institution such as Opera Carolina, the leading operatic organization of the city of Charlotte, North Carolina, and a national point of reference since 1948 thanks to its rich lyric seasons, hosted at the city’s Belk Theater. Led by Dr. Shanté P. Williams, General Director, and by Claudio Ferri, Artistic Director and Deputy General Director—whose engaging interview you can read on our website—the company also boasts a significant Italian presence, thanks in particular to Maestro Stefano Vignati, Music Director and Principal Conductor.

    It is therefore no coincidence that the season-opening titles for 2026 were two distinctly “homegrown” works: Gianni Schicchi and Suor Angelica by Giacomo Puccini, inaugurating a season that nevertheless stands out for its wide-ranging repertoire in terms of genres and origins.

    Presented in reverse order, the two operas shared essentially the same scenic structure, originally conceived and designed by Eric Renschler—a choice that proved not only practical and functional, but also effective in lending an overall coherence and a sense of ideal continuity to the performance. The arches crowning the center of the stage were thus easily transformed from the walls of a noble and elegant Florentine house of the late thirteenth and early fourteenth century into those of an austere convent. It was then the direction of another Italian, Carlo Antonio De Lucia, that brought life within this framework—first to the turbulent and grotesque affairs of the Donati household, and later to the suffering of Suor Angelica—through an approach overall faithful to the historical and geographical context of the libretto.

    In Gianni Schicchi, De Lucia wisely focused on acting, benefiting from a young and lively cast who clearly enjoyed themselves while entertaining the audience. Particularly hilarious were the characters of Betto, the scruffy and clumsy family member, and the naïve Notary, unwittingly called upon to put the prank in writing: who would choose a professional to carry out a crafty scheme like Schicchi’s? Overall, there were no radical reinterpretations or surprises, but rather a narrative firmly rooted in the best sense of “tradition” (with highly faithful costumes), which nonetheless avoided becoming stale ritual. Instead, it benefited from a genuine freshness and spontaneity, along with commendable care in character development and relationships. The final scene was especially effective, with Buoso Donati resurrected and escorted offstage arm in arm with a satisfied Gianni Schicchi.

    The vocal ensemble appeared well balanced and was expertly guided by Maestro Stefano Vignati, who managed to keep firm control of the performance even in moments that were rhythmically challenging for coordination between pit and stage, without sacrificing a lively and incisive interpretation. The Charlotte Symphony distinguished itself with a beautiful sound and vivid colors and dynamics.

    Among the performers in this production (there were two casts), several made their debut at this theater. First and foremost was Jeffrey Grayson Gates, a confident and agile Gianni Schicchi on stage, with a clear baritonal timbre, well produced and fully at the service of interpretation.

    The very young Katherine Holobinko, also appearing for the first time on the Charlotte stage, endowed the character of Lauretta with clarity and purity, both dramatically and vocally, offering effective dynamic shading, expressive phrasing, and an “O mio babbino caro” that was at once mischievous and languid.

    Tenor Michael Owens portrayed Rinuccio. His performance showed some uncertainty, perhaps due to emotion, but despite his very young age he demonstrated resilience and the ability to proceed confidently and with ease in an opera that is dramaturgically swift and musically subtle.

    Greedy, petty, and authoritarian, Nancy Fabiola Herrera’s Zita effectively highlighted—with experience—all the traits of a character that embodies the Donati family’s cupidity, not without an incisive touch of scornful authority. She achieved this by fully bending her instrument to varied phrasing and expressive accents.

    Completing the group of elders called upon to take the reins of the family after Buoso’s death was Dan Boye, offering an overall solid portrayal of Simone.

    There were two couples and three debuts: Marco and La Ciesca were brought to life respectively by Michael Segura and Arlene Miatto Albeldas, in excellent musical and scenic synergy. The mezzo-soprano in particular stood out for her rich, homogeneous timbre, well projected into the hall, and for her highly musical phrasing.

    As for the couple of Gherardo and Nella, the former was sung by Josh Avant, a tenor with a lovely silvery voice, and the latter by Jersey Roche, a soprano with an effective stage presence. This pair—Gherardo and Nella—cannot (even when they might wish to) do without their son, the restless and exuberant Gherardino, very well characterized by Maelle Kuzin.

    Betto di Signa, as mentioned earlier, was perhaps the most fully developed character from an acting standpoint, thanks in part to the excellent Brendan Sienko, also appearing for the first time on the Belk Theater stage, who demonstrated vocal fluidity and control.

    The cast also included a successful appearance by Zachary Hugo as Maestro Spinelloccio, the pompous and unreliable doctor “of the Bolognese School,” who even seemed to hint at a slight Emilian accent, and by the trio of Messer Amantio the Notary, Pinellino the cobbler, and Guccio the dyer, well delineated respectively by Kellen Schrimper, Gustavo Morales, and Drizzie Burston. Samuel Hutagalung was Buoso Donati.

    Suor Angelica, an opera of entirely different atmospheres and emotions, was also highly successful. Maestro Vignati conveyed with deep involvement the contrasts between the dark and severe ambiance of rigid convent life, the introspection of prayerful moments, and the torments of the protagonist—initially repressed and interspersed with glimmers of light and hope, then erupting into inexorable suffering until the climax of the moving final pages. Here, Puccini’s genius manages to touch even the coldest of hearts and immerse it in an otherworldly rapture. It is precisely in the desperate plea to be saved—not so much from death, which is desired, but from damnation—that the expressive pinnacle of this masterpiece is found. All these nuances of sweetness, longing, and pathos highlighted both the sonic qualities of the Charlotte Symphony and Vignati’s attentive, theatrical direction.

    No less impressive were the singers. Marija Jelic portrayed Suor Angelica with a scenically inspired interpretation combined with a full, resonant voice, capable of mastering a role that is demanding both emotionally and musically, and of conveying to the audience—with immediate communicative power—the heartrending epilogue of the drama.

    Equally outstanding was the aforementioned Nancy Fabiola Herrera as the icy, authoritarian, and unyielding Zia Principessa. Here, Herrera seemed to give the character a particularly personal touch, allowing a fleeting glimpse of human hesitation when faced with Suor Angelica’s overwhelming pain at the news she receives. This, however, was only a brief hint, as the elderly woman immediately regains control and exits the scene enveloped once more in the darkness that introduced her.

    Once again on stage, Katherine Holobinko confirmed the excellent impression already made in Gianni Schicchi, giving voice and presence to Suor Genovieffa with the same luminous quality and natural emission previously admired.

    Appropriately austere was Martha Anderson’s Abbess, while once again Arlene Miatto Albeldas stood out for her dark-hued, rich, and well-projected timbre, as well as for the clarity and communicative power of her diction and phrasing, as Suor Zelatrice.

    Completing the rich ensemble of nuns with homogeneity and effectiveness were Alina MacNichol (Mistress of Novices), Madeline Beitel Olivera (Nurse Sister), McKenzie Coleman (Suor Osmina), Katherine Kuckelman-Owens (Novice), the two Lay Sisters Jersey Roche and Lauren Russell, the two Alms Sisters Fan Yang and Kellie Williams, Brittany Currie as Suor Dolcina, Kim Blanchard as Lucilla, and the young Misha Kuzin as the Child.

    The contribution of the Opera Carolina Chorus was also positive.

    Antonio De Lucia’s stage direction showed the utmost respect for the score and libretto, following closely the many indications provided by the composer without becoming banal or uninteresting. Perhaps precisely for this reason, in its naturalness and simplicity, it recalled a way of making opera that one might call “traditional,” but which—when supported by strong performers on stage and a shared artistic vision—can still move and strike directly at the heart.

    Final praise is due to Emily Jarrell Urbanek, Director of Music Preparation and Assistant Conductor; Susan Roth-Hayes for lighting; Martha Ruskai, Wig and Make-up Designer; and Sophia Su, collaborative pianist.

    Our journey in America has only just begun, and the first stop in Charlotte spoke to us of passion, enthusiasm, and a desire to work with professionalism and ambition—respectful of history yet open-eyed toward the future and toward young artists. We will gladly return, sooner or later, in the hope that opera continues to find its way ever deeper into the hearts of all, even here, thousands of miles from the places where it was born.

Gianni Schicchi & Suor Angelica | Teatro Charlotte di Carolina | 17 gennaio 2026

MUSIC BY: Giacomo Puccini

LIBRETTO BY: Giovacchino Forzano

CAST

Gianni Schicchi

Gianni Schicchi: Jeffrey Grayson Gates

Lauretta: Katherine Holobinko

Rinuccio: Michael Owens

Zita: Nancy Fabiola Herrera

Simone: Dan Boye

Marco: Michael Segura

La Ciesca: Arlene Miatto Albeldas

Gherardo: Josh Avant

Nella: Jersey Roche

Gherardino: Maelle Kuzin

Betto di Signa: Brendan Sienko

Maestro Spinelloccio: Zachary Hugo

Messer Amantio (Notary): Kellen Schrimper

Pinellino: Gustavo Morales

Guccio: Drizzie Burston

Buoso Donati: Samuel Hutagalung

Suor Angelica

Suor Angelica: Marija Jelic

La Zia Principessa: Nancy Fabiola Herrera

Suor Genovieffa: Katherine Holobinko

The Abbess (La Badessa): Martha Anderson

Suor Zelatrice: Arlene Miatto Albeldas

Mistress of Novices (Maestra delle Novizie): Alina MacNichol

Nurse Sister (Suora Infermiera): Madeline Beitel Olivera

Suor Osmina: McKenzie Coleman

Novice (Novizia): Katherine Kuckelman-Owens

Lay Sisters (Suore Cercatrici): Jersey Roche, Lauren Russell

Alms Sisters (Suore Converse): Fan Yang, Kellie Williams

Suor Dolcina: Brittany Currie

Lucilla: Kim Blanchard

The Child: Misha Kuzin

Direttore d’orchestra: Stefano Vignati

Regista: Carlo Antonio De Lucia

Orchestra: Charlotte Symphony

Coro: Opera Carolina Chorus

Scenografo: Eric Renschler

Luci: Susan Roth-Hayes

Trucco e parrucche: Martha Ruskai

Direttore della preparazione musicale e assistente direttore: Emily Jarrell Urbanek

Pianista collaboratrice: Sophia Su

Direttore Generale: Dr. Shanté P. Williams

Direttore Artistico: Claudio Ferri

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Grigorij Filippo Calcagno

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