Possiamo dire che la serata inizia con l’ovazione che il pubblico riserva a Simon Rattle quando entra in buca. Poi arriva la scena ideata dal regista Robert Icke, in cui vediamo un uomo anziano che ha un infarto. Questa è l’idea di base di Icke: la rappresentazione sarà la lunga agonia del vecchio – allo stesso tempo ex Don Giovanni e Commendatore bisognoso di redenzione – fino alla sua morte. Così, nel duello previsto da Da Ponte/Mozart, non muore solo il Commendatore, ma anche il suo giovane sosia, cioè lo stesso Don Giovanni.
Icke, come ogni regisseur che vuole affermarsi nel mondo dell’opera, cerca di essere originale, sia a livello generale sia per quanto riguarda i singoli personaggi. Don Giovanni sarà così indebolito dalla sua agonia, Leporello apparirà più come un censore che come un servo, Zerlina sarà più perversa (al punto da esacerbare le sofferenze di Masetto) che una giovane donna innocente, il Commendatore sarà più una vittima implorante che un terribile carnefice, ecc.
I cantanti seguiranno docilmente la visione di Icke.
Nel ruolo del titolo, Andrè Schuen sfoggia un bel timbro e un raffinato stile belcantistico – uno stile che si sgretolerà in seguito all’agonia del personaggio. In questo senso, Schuen è molto in linea con le esigenze teatrali di Icke. Da notare anche la resistenza del cantante (a cui è richiesta una presenza scenica quasi costante a piedi nudi), così come la sua preziosa capacità di apianare. La seconda parte della serenata del secondo atto è un momento musicalmente bellissimo.
Bellissimo anche il timbro di Krzysztof Bączyk, con un’emissione molto rotonda, che mostra anche un volume significativo e una notevole presenza scenica.
Importante anche il volume di Paweł Horodyski, con una voce ricca di armonici e di buona intelligibilità. Peccato che il suo fraseggio sia ostacolato da un costante desiderio di sottolineare consonanti e accenti tonici.
Con meno volume, ma con un timbro delizioso, la sua partner nella finzione, Zerlina – interpretata da Madison Nonoa – porta una grande freschezza al cast. Magdalena Kožená, a suo agio nel registro acuto, dà una lettura appassionata del suo personaggio. Ma la grande vincitrice della serata è senza dubbio Golda Schultz: voce carnosa, vocalizzi chiari, timbro solare, volume. Una stupenda Donna Anna.
Se Amitai Pati mostra qualche piccola fragilità nel ruolo di Don Ottavio, dobbiamo attribuirla ai nervi di cantare un ruolo così importante su un palcoscenico prestigioso come quello del Festival d’Aix, perché il suo fraseggio è elegante, la sua emissione sicura, la sua vocalizzazione molto notevole.
Ma al di là della messa in scena, che non conquista tutto il pubblico, e al di là dei notevoli cantanti, la cui passione è a volte più potente del loro stile mozartiano, ciò che ha segnato questa rappresentazione è stata la vibrante orchestra di Simon Rattle. Affidandosi al velluto della Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks (non per niente una delle più prestigiose al mondo, ricordiamolo), Rattle trasmette tutta la passione che la freddezza dei costumi e delle scenografie di ispirazione ospedaliera non riesce a comunicare. Sempre rispettando il volume dei cantanti. Solo al culmine della fine di Don Giovanni, inghiottito dagli inferi, l’orchestra si scatena. Ma questa passione non ha impedito a Rattle di curare i dettagli orchestrali, di far emergere questa o quella linea musicale, questo o quell’intervento spesso velato… Una vera gioia.