Se Giove ha voglia di andare a letto con la casta Calisto, seguace di Diana, perché non farlo? Mercurio gli consiglia di travestirsi da Diana. E la vera Diana, che è ritenuta insensibile agli uomini, è in realtà innamorata del pastore Endimione, ma solo quando lui dorme la dea osa fargli visita. E questo amore fa infuriare Pan, che vorrebbe andare a letto con Diana, così come gli amori di Giove fanno infuriare la moglie Giunone, alla quale Giove concede solo un rispetto formale …
Da queste premesse, esposte nella prima parte, nascerà una serie di situazioni che dobbiamo in parte a Ovidio, ma che dobbiamo soprattutto a Giovanni Faustini, che nel 1651 presentò a Venezia La Calisto* con musica di Francesco Cavalli.
Faustini segue le orme di Busenello: una trama che non ha paura di essere cruda e cinica, creando situazioni sia divertentissime che patetiche e tragiche, con personaggi molto vicini alla realtà. Forse Faustini può avvere, paragonato a Busenello, una predilezione per gli imbrogli e la comicità derivata dalle situazioni piuttosto che l’attenzione al linguaggio poetico e alla metafora, punti di forza di Busenello. Cavalli, dal canto suo, si rifà alla tradizione monteverdiana, con recitativi di grande espressività alternati ad arie, ariette e danze, creando un tessuto di grande efficacia drammatica e musicale.
Con il suo sontuoso Ensemble Correspondances (sontuoso soprattutto se si confrontano i suoi 32 membri con i 6 strumentisti che secondo alcune fonti erano presenti alla prima del 1651), Sébastien Daucé, uno dei più interessanti direttori d’orchestra barocchi dell’epoca, indirizza l’esecuzione verso la magnifica seconda parte, prendendosi cura dei cantanti e stendendo un arazzo sonoro che varia a seconda degli interventi grazie alla ricchezza strumentale a cui abbiamo accennato.
Tra gli interpreti vocali spicca Alex Rosen, una bella voce di basso, molto sicura in tutta la tessitura, molto espressiva, che ha anche un buon falsetto quando recita nel ruolo di Diana. Quanto alla vera Diana, interpretata da Giuseppina Bridelli, spicca ancora una volta il suo temperamento di cantante, che dà verve e forza al personaggio anche quando il suo timbro non è tra i più belli, facendo prevalere la passione su altri parametri. Anna Bonitatibus dà una vera e propria lezione di interpretazione musical-teatrale nella grande scena della rabbia e del pianto, una scena che rimarrà impressa nella memoria per l’intensità che la Bonitatibus sa darle, dosando i silenzi, cambiando il colore della voce, usando il forte e il piano. La giovane Lauranne Oliva, che potrebbe sembrare un po’ sbiadita nella prima parte, interpreta una scena notevole nella seconda. Paul-Antoine Bénos-Djian si conferma uno dei migliori controtenori di oggi, con la sua vellutata voce di contralto e la perfetta padronanza dello stile. E Zachary Wilde sa come combinare la stessa padronanza dello stile con una vera forza comica. David Sedgwick nel ruolo di Mercurio, David Portillo in quello di Pan, Théo Imart in quello di Satirino, Douglas Ray Williams in quello di Silvano, tutti e quattro molto coinvolti e sicuri, completano un cast esemplare.
Da sottolineare anche l’ottima direzione degli attori di Jetske Mijnssen, il suo buon senso del ritmo, la finezza del suo senso dell’umorismo, anche se la trasposizione al XVIII secolo o il finale aggiunto possono essere discutibili. Pecata minuta davanti alle altre qualità di questa messa in scena, abilmente completata dalle belle scene di Julia Katharina Berndt, dagli splendidi costumi in seta e pizzo di Hannah Clark, da un discreto ed efficace set di luci di Matthew Richardson e da una divertente coreografia, ispirata a figure di danza settecentesche, di Dustin Klein.
* Senza dubbio il mito di Calisto era di gran moda nella Venezia del 1600 grazie alla scoperta di Galileo, nel 1610, delle quattro lune del pianeta Giove, una delle quale aveva stato battezzata Calisto.