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Genova, Teatro Carlo Felice: Macbeth (cast alternativo)

  • Genova, Teatro Carlo Felice Macbeth (cast alternativo) - recensione Opera Mundus (8)

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Macbeth a Genova 2026: una Lady Macbeth doc per uno spettacolo troppo moderno.

Il Macbeth della stagione 2025-2026 al Teatro Carlo Felice, ascoltato nella recita affidata al cast alternativo, è stato uno di quegli spettacoli che lasciano nello spettatore impressioni profondamente contrastanti. Da un lato una componente musicale di altissimo livello, sostenuta da un cast sorprendentemente compatto e da una direzione orchestrale di grande tensione teatrale; dall’altro una regia che, nel tentativo di attualizzare l’opera, finisce troppo spesso per impoverirne il respiro tragico e visionario.
La sensazione generale è quella di una produzione che diffida dell’elemento oscuro, arcaico e superstizioso insito nel capolavoro verdiano, preferendo sostituirlo con un linguaggio scenico estremamente contemporaneo, freddo, simbolico, quasi astratto. Eppure, nonostante questo limite evidente, la serata riesce ugualmente a imporsi grazie alla forza straordinaria degli interpreti, e soprattutto grazie a una Lady Macbeth semplicemente eccezionale: Caterina Meldolesi.
Accanto a lei si muoveva Stefano Meo nel ruolo del protagonista, un Macbeth vocalmente meno titanico e più introspettivo, costruito non tanto sulla brutalità del tiranno quanto sulla progressiva disintegrazione psicologica dell’uomo. Meo evita intelligentemente ogni enfasi eccessiva e lavora invece su un fraseggio curato, attentissimo alla linea verdiana. Vocalmente il bel timbro brunito non è enorme, ma l’emissione è ben sostenuta e la linea di canto resta sempre molto musicale, anche se la zona acuta rimane non ben proitattata, insieme alla dizione un po’ impastata . Particolarmente riuscita la seconda parte dell’opera, dove il personaggio acquista un’autentica dimensione tragica, soprattutto in “Pietà, rispetto, amore”, affrontata con malinconica amarezza più che con declamazione eroica.
Ma appena entra in scena Caterina Meldolesi tutto cambia radicalmente. La sua Lady Macbeth domina lo spettacolo in maniera quasi assoluta, al punto che ogni altra presenza sembra gravitare attorno alla sua interpretazione. Non è soltanto una questione di volume vocale o di temperamento scenico: ciò che colpisce davvero è la profondità tecnica e musicale con cui il personaggio viene costruito.
La Meldolesi comprende perfettamente che Lady Macbeth non deve sedurre attraverso la bellezza del canto tradizionalmente intesa, ma attraverso il veleno della parola, l’ambiguità del colore vocale, la tensione continua della linea espressiva. La voce possiede un centro solido, scuro, estremamente duttile, sostenuto da un appoggio impeccabile. Gli acuti emergono forti con violenza controllata, senza mai diventare sguaiati, mentre i pianissimi conservano sempre corpo e densità armonica.
In “Vieni! t’affretta!” impressiona il modo in cui ogni frase sembra nascere direttamente dal pensiero del personaggio: non esiste mai semplice esecuzione musicale, tutto è intenzione teatrale. Ancora più straordinaria “La luce langue”, costruita su mezzevoci torbide, suoni filati e colori quasi allucinati che trasformano la scena in una lenta immersione nel male.
La scena del sonnambulismo rappresenta poi il vertice assoluto della serata. La Meldolesi evita qualsiasi follia isterica o caricata: la sua Lady è una creatura ormai svuotata, consumata interiormente, incapace perfino di sostenere il peso della propria colpa. Tecnicamente la prova è impressionante. Il controllo del fiato permette pianissimi sospesi di rarissima qualità, mentre il legato resta sempre elegantissimo anche nelle dinamiche più estreme. È una Lady Macbeth autenticamente verdiana, disturbante, feroce, antiretorica.
Intorno alla coppia protagonista si muovevano interpreti comunque di buon livello. Abramo Rosalen offriva un Banco nobile e autorevole, sostenuto da una vocalità ampia, anche se non sempre ben timbrata e controllata, specie nella prima ottava. Alcuni momenti poco misurati musicalmente, opacizzano un po’ la sua grande vocalità. In “Come dal ciel precipita” emergevano soprattutto la qualità del legato e la solidità dell’emissione, anche qui con alcuni problemi con i tempi. Rosalen riesce comunque a evitare il rischio di un Banco troppo monumentale, restituendo invece una figura umana e paterna.
Vasyl Solodkyy interpretava Macduff con sensibilità lirica e fraseggio accurato. “Ah, la paterna mano” veniva affrontata con misura e malinconia, privilegiando il dolore umano rispetto all’effetto tenorile. Leonardo Cortellazzi era Malcolm, mentre Kamelia Kader dava voce alla Dama di Lady Macbeth con presenza scenica efficace. Luciano Leoni ricopriva i ruoli del Medico e del Sicario, Prima apparizione di Tiziano Tassi e Franco Rios Castro quello del Domestico di Macbeth,  Matteo Armanino come Araldo, Lucilla Romano e Eliana Uscidda, rispettivamente Seconda e Terza Apparizione.
Sul podio Sesto Quatrini confermava ancora una volta la propria statura di direttore profondamente teatrale. La sua lettura del Macbeth è nervosa, tesa, ricca di chiaroscuri e attentissima alla costruzione della tensione drammatica. L’orchestra del Carlo Felice risponde con compattezza e precisione, soprattutto negli archi e nei legni, mentre gli ottoni conservano incisività senza cadere nella brutalità sonora.
Quatrini dimostra inoltre una qualità oggi rarissima: l’attenzione assoluta al palcoscenico. I cantanti non vengono mai coperti, ma accompagnati con elasticità e sensibilità. Nei grandi momenti di Lady Macbeth il direttore sembra quasi respirare insieme alla protagonista, sostenendone fraseggio e dinamiche con notevole intelligenza musicale.
Molto meno convincente, invece, la regia di Fabio Ceresa. La scelta di ambientare l’opera in uno spazio fortemente simbolico e contemporaneo produce un effetto spesso distante dall’universo emotivo del Macbeth. La Scozia notturna, superstiziosa, medievale e sanguinaria scompare quasi completamente per lasciare spazio a un’estetica astratta, dominata da immagini concettuali e movimenti scenici molto costruiti.
Anche le streghe perdono gran parte della loro forza perturbante (compresa la “barba”): invece di apparire come emanazioni primordiali del male sembrano figure stilizzate, quasi coreografiche. Tutto appare estremamente pensato, calibrato, intellettualizzato, ma raramente davvero inquietante. Persino i costumi, pur eleganti, insistono su una modernizzazione continua che finisce per rendere l’insieme visivamente uniforme e meno drammaticamente incisivo. Ricordiamo: le scene di Tiziano Santi, i costumi di Giuseppe Palella, le luci di Cristian Zucaro; coreografo ed assistente alla regia era Mattia Agatiello, assistente alle scene Mariam Zamiri, assistente ai costumi Elisa Cobello. Note di merito è stata la direzione del coro di Cladio Marino Moretti e del coro delle voci bianche di Gino Tanasini.
Eppure, nonostante questi limiti evidenti, la serata riesce a lasciare un segno forte proprio grazie alla qualità musicale del cast alternativo e soprattutto grazie alla grande prova di Caterina Meldolesi. La sua Lady Macbeth resta negli occhi e nelle orecchie anche dopo il sipario finale: una creazione teatrale completa, feroce, intelligentissima, capace da sola di dare verità a un intero spettacolo.
Alla fine, è lei la vera vincitrice della serata. Tutto il resto — regia compresa — finisce inevitabilmente in secondo piano.

16 maggio 2026 – Macbeth – Teatro Carlo Felice

Musica di Giuseppe Verdi

Libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei

Edizione critica di David Lawton, The University of Chicago Press (Chicago e Londra) e Ricordi (Milano)

Nuovo allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova, in coproduzione con Teatro Verdi di Pisa, Teatro Alighieri di Ravenna, Teatro Amintore Galli di Rimini, Teatro Pavarotti – Freni di Modena, Teatro Valli di Reggio  Emilia, Teatro Comunale di Ferrara, Teatro Goldoni di Livorno, in collaborazione con Teatro Sociale di Rovigo, Teatro Comunale Mario Del Monaco di Treviso, Teatro Verdi di Padova

CAST

Macbeth Stefano Meo

Banco Abramo Rosalen

Lady Macbeth Caterina Meldolesi

Dama di Lady Macbeth Kamelia Kader

Macduff Vasyl Solodkyy

Malcolm Leonardo Cortellazzi

Medico / Sicario Luciano Leoni

Domestico di Macbeth Franco Rios Castro

Araldo Matteo Armanino

Prima Apparizione Tiziano Tassi

Seconda e Terza Apparizione Lucilla Romano e Eliana Uscidda

 

Direttore Sesto Quatrini

Regia Fabio Ceresa

Scene Tiziano Santi

Costumi Giuseppe Palella

Luci Cristian Zucaro

Coreografo e assistente alla regia Mattia Agatiello

Maestro del Coro Claudio Marino Moretti

Maestro del Coro di voci bianche Gino Tanasini

Assistente alle scene Mariam Zamiri

Assistente ai costumi Elisa Cobello

Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Carlo Felice di Genova

Danzatori della Fattoria Vittadini

FOTO

© Ph credit: Marcello Orselli

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A CURA DI

Dante Muro

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