La nobiliare dimora di Palazzo Pesce ha ospitato un nuovo evento organizzato dall’infaticabile e straordinaria Margherita Rotondi, avente per titolo Giovani all’Opera.
Concerto lirico dedicato al Belcanto, a cura di Maria Grazia Pani e Domenico Colaianni, insegnanti del conservatorio Niccolò Piccinni di Bari, i quali hanno voluto dar modo ad alcuni tra i loro più promettenti e giovanissimi allievi di esibirsi in concerto.
Per molti di loro questa serata ha costituito un debutto. Comprensibili dunque l’emozione e le incertezze tecniche che hanno reso perfettibili alcune loro esecuzioni. Da sottolineare che il più giovane ha solo venti anni. Ad accompagnare al pianoforte è stata la professoressa Angela Zaccaria.
Principe della serata è stato Gioachino Rossini, ma il concerto si è aperto con Wolfgang Amadeus Mozart e il duetto Crudel perchè finora, da Le nozze di Figaro, interpretato da Ivana D’Auria e Claudio Belviso.
Il giovane baritono dà prova di piena disinvoltura e padronanza del ruolo del conte, di voce rotonda, matura e di interessante colore; del soprano è subito evidente la vocalità da lirico leggero, di timbro chiaro. Certamente il tempo le darà modo di ricercare rotondità pur non rinunciando allo squillo, in particolare nel registro acuto.
La seconda aria scelta è una tra le più belle per tenore mozartiano, ossia Un’aura amorosa da Così fan tutte. Ad eseguirla è stato il tenore Carlo Masellis, la cui vocalità fa pensare ad un tenore lirico leggero, ancora giovanissimo, pertanto con ampio margine di miglioramento. Piuttosto scolastica infatti l’esecuzione di quest’aria paradisiaca che pretende un legato quasi strumentale, perfetto e morbido nella risoluzione dei melismi mozartiani, in totale coinvolgimento estatico del personaggio di Ferrando. Al giovane artista manca il pieno controllo del fiato che gli consentirebbe più sicurezza nell’emissione e tenuta del legato. Gli auguriamo di proseguire con costanza il suo studio.
Il tenore Michele Sansone ha eseguito Ah, se fosse intorno al trono, da La clemenza di Tito. Il giovane interprete è dotato di voce chiara, ma possiede un vibrato troppo stretto probabilmente, anche nel suo caso, derivante dal mancato dominio del fiato. Tuttavia l’aria è stata eseguita nel complesso correttamente.. comprensibili certamente la responsabilità e l’emozione nell’esibirsi in un contesto inevitabilmente giudicante quale quello di una platea dinnanzi alla quale mettersi in discussione è tutt’altro che semplice. Auguriamo il meglio a questo giovanissimo cantante perché possa presto disporre di un sempre più solido bagaglio tecnico.
Conclusa la parentesi mozartiana è giunta la volta di Gioacchino Rossini con una delle arie più suggestive e affascinanti: Selva opaca dall’ultimo e monumentale Grand Opera del compositore pesarese: il Guglielmo Tell. A interpretarla è stata la sorpresa della serata, il soprano Joscelyne Kanyinda. Per comprendere la straordinarietà di un fuoriclasse bastano le prime note, la giovane cantante lo è stata nella scelta dell’aria adatta al suo splendore vocale e in virtù del suono smaltato, morbido e rotondo, sorretto da una mirabile tenuta del lungo legato nel suggestivo cantabile. Lo strumento vocale è bello come pochi, ben proiettato e teatrale, il canto è sfumato, ammantato di velluto. Kanyinda regala un intenso e cesellato fraseggio, capace di infondere a Matilde lo struggimento e la malinconia evocata dalla sua stessa timbrica screziata di dolcezza, peculiarità della vocalità protoromantica.
Conclusa per poco la parentesi operistica, si è voluto dar spazio alla romanza da camera con Malia di Francesco Paolo Tosti, compositore peraltro celebrato appena lo scorso mese di aprile nella sua Ortona. Ad interpretare la romanza è stato il soprano Lara Pavicevic giunto dal Montenegro per studiare a Bari. La dizione è perfettibile, così come lo stretto vibrato, specialmente al termine di ogni frase. Il colore è interessante e potrebbe far presagire un futuro da soprano lirico dal timbro caldo e ambrato. Anche a lei auguriamo di saper in futuro dominare l’emozione e la paura della prova che induce a non soffermarsi a raccogliere gli applausi. A questo punto la professoressa Pani ha giustamente citato i più famosi trattati di canto in cui, già nel lontano Settecento, si suggeriva ai cantanti come stare al meglio a contatto col pubblico, superando l’inibizione, l’emozione e la paura, costanti in questi giovani ragazzi, traditi il più delle volte dallo spettro del fiato mozzato e dall’insicurezza.
Il brano subito dopo eseguito è stato il waltzer di Monica, o Monica’s Waltz dalla Medium, breve opera di Giancarlo Menotti di assai rara esecuzione. Ad interpretarlo è stato il soprano Ivana D’Auria, espressiva e molto a suo agio nella parte, l’interprete ha dimostrato buona personalità.
A seguire il baritono Claudio Belviso, interprete dell’aria di Taddeo Ho un gran peso sulla testa da L’italiana in Algeri di Gioachino Rossini. Nuovamente Belviso dà prova di consapevolezza e maturità, egli è artista a tutto tondo, espressivo visivamente e vocalmente. Il baritono mostra buona consuetudine col repertorio rossiniano e ben si disimpegna nel breve sillabato finale. Gli auguriamo un’ampia frequentazione del repertorio rossiniano!
Sotto l’egida di Rossini si è poi eseguita Quell’alme pupille, aria da La pietra del paragone, infiorettata da cadenze e variazioni di bravura. A interpretarla è stato il tenore Carlo Masellis. Nonostante l’emissione complessivamente nasale e le agilità non ricamate col giusto gusto, nulla pregiudicherebbe per lui un miglioramento e futuro percorso rossiniano per squillo e brillantezza.
A seguire l’aria di Procolo da Le convenienze e inconvenienze teatrali di Gaetano Donizetti: Che credete che mia moglie. A darle voce nuovamente il baritono Claudio Belviso, ma prima di dare la parola al canto, il maestro Domenico Colaianni ha integrato la già esauriente spiegazione della professoressa Pani, sempre intervenuta con dovizia di particolari per presentare ogni aria. Il maestro ha annunciato che ci si augura di poter rappresentare l’opera donizettiana al conservatorio di Bari il prossimo autunno per consentire ai ragazzi di immergersi nell’atmosfera del teatro, prepararli con concretezza alle sfide del domani, responsabilizzarli e far pienamente comprendere ai giovani artisti come si arriva a dar vita ad un’opera, a partire dalle prove. Particolarmente apprezzato l’appassionante discorso del maestro in veste di insegnante, talvolta anche custode di ansie e difficoltà dei propri allievi, anime spesso disorientate che preferiscono confidare i propri problemi ai docenti, equiparati al ruolo di genitori. Siamo vivamente toccati dall’intervento del maestro, conscio che il più delle volte i giovani cantanti, terminati gli studi in conservatorio, si ritrovano in palcoscenico, sprovvisti di esperienza e preparazione. Pertanto, il conservatorio barese si propone di mettere in scena opere complete e noi ci complimentiamo con i professori Maria Grazia Pani e Domenico Colaianni per l’affiatamento dimostrato in questa encomiabile sfida a cui non mancheremo! Esilarante la chiosa del discorso del maestro in dialetto barese che traduciamo: aiutiamoli a sognare con i piedi a terra!
Ancora una volta Claudio Belviso dimostra di essere un grande artista nei panni di Procolo, difensore di sua moglie. Ottimo lo scavo interpretativo e il confronto con la scrittura donizettiana.
La piacevole serata è proseguita ancora nel nome di Rossini col duetto Se non m’inganna il core da L’occasione fa il ladro, elegante duetto di grande e nobile cantabilità eseguito da Carlo Masellis e Ivana D’Auria.
Di nuovo dunque un’aria da camera composta da Francis Poulenc, Les chemins de l’amour, cantata da Lara Pavicevic. La romanza è un elegante waltzer nostalgico dei café chantant parigini della belle époque, il testo recita di sentieri ricoperti di fiori e foglie che conducono al mare e di momenti felici che non torneranno mai più.
Da un waltzer a un altro col celebre waltzer di Musetta cantato dal soprano Ivana D’Auria ed ecco che la serata si è avviata alla conclusione col penultimo brano: la grande scena di pazzia dall’Anna Bolena di Donizetti: Piangete voi/Al dolce guidami, affidato alla bellissima voce di Joscelyne Kanyinda, una regina dolente nella sua nobiltà di sovrana condannata a ingiusta morte.
La serata si è brillantemente conclusa col travolgente terzetto Quell’amabile visino da La cambiale di matrimonio di Gioachino Rossini ampiamente introdotto dal maestro Colaianni e interpretato da Ivana D’Auria, Carlo Masellis e Claudio Belviso, un amalgama di voci ben calibrato e intrecciato, con i tre interpreti calati nell’insidiosa scrittura rossiniana infarcita di sillabati.
La serata è stata salutata da applausi calorosi.