Dopo l’imponente esperienza che ha rappresentato la Zelmira presentata all’Auditorium Scavolini, la seconda serata del Rossini Opera Festival 2025 ha proposto, nel molto più comodo Teatro Rossini, un programma in apparenza leggero, ma di combinazione tanto insolita quanto azzeccata: una nuova orchestrazione delle Soirées musicales, come prologo all’incantevole e divertente Cambiale di matrimonio, farsa giovanile del compositore pesarese. Una doppia proposta che, in sostituzione al Turco in Italia inizialmente previsto nella produzione di Davide Livermore, e al di là del tono scanzonato, è servita per continuare ad approfondire la pluralità di linguaggi e fasi del Rossini meno frequente, dialogando fra due estremi del percorso creativo rossiniano: il genio precoce del giovane debuttante sulla scena veneziana e l’ironia e l’innovazione armonica del maestro ritirato dalla scena teatrale.
Frutto di una commissione dell’editore parigino Eugène-Théodore Troupenas nel 1835, le Soirées musicales nacquero come raccolta per voce e pianoforte, in un momento in cui Rossini, già “in pensione”, cercava di mantenersi attivo sia economicamente sia socialmente. In questa occasione, il ROF ha voluto render loro omaggio in una forma originale, con una nuova orchestrazione firmata dal compositore Fabio Maestri, volutamente distante dallo stile rossiniano ma senza tradire lo spirito dei brani. Come spiegava lo stesso Maestri in un’intervista a Rai Radio 3 il giorno della prima, la sua intenzione non era fare un’orchestrazione “alla maniera di Rossini”, ma ispirarsi alle sue risorse, come trattare ogni ripetizione di frase con una colorazione strumentale diversa. Ci troviamo così davanti a un omaggio intelligente, estraneo alla ricostruzione filologica, dove si fa uso di timbri inusuali come bonghi, xilofono, armonici degli archi o persino un’armonica di vetro in “La gita in gondola”. Il risultato è stato una vera caramella per l’orecchio.
L’interpretazione vocale è stata affidata a giovani cantanti, in gran parte membri del cast de L’italiana in Algeri, che sarebbe stata rappresentata il giorno successivo. Tra loro si è distinto il tenore Paolo Nevi, che il giorno prima aveva partecipato a Zelmira come Eacide, un po’ incerto all’inizio ma più sicuro man mano che il recital avanzava. La soprano Vittoriana De Amicis ha saputo conquistare il pubblico con la sua sentita interpretazione, ricevendo molti applausi nella celeberrima “La danza”. Accanto a loro, la mezzosoprano colombiana Andrea Niño e il baritono armeno Gurgen Baveyan hanno difeso con disinvoltura i numeri a due voci, anche se si sarebbe gradita una loro presenza più ampia. Christopher Franklin, che avrebbe diretto anche La cambiale subito dopo, ha saputo dare coerenza all’insieme dal podio, risolvendo con agilità alcuni sfasamenti e rispettando sempre la differenziazione di texture così accuratamente lavorata da Maestri.
A seguito dello stimolante prologo, La cambiale di matrimonio è stata offerta nella produzione inaugurata a Pesaro nel 2020 e ripresa ora in una versione rivista, già con contatto scenico completo e libera dalle restrizioni pandemiche. La principale novità consiste nell’esecuzione della nuova edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro, a cura di Eleonora Di Cintio, che ha permesso, grazie allo studio del manoscritto più vicino all’autografo smarrito, di recuperare frasi eliminate dalla tradizione (senza intervento né beneplacito di Rossini) e riequilibrare indicazioni agogiche e dinamiche, oltre a riscoprire passaggi, per lo più da capo, ma anche nuovi frammenti finora inediti, come ad esempio – per quanto ho potuto constatare – nel terzetto dell’introduzione, o una frase aggiunta per Fannì ed Edoardo (“Ah, l’amarvi, o cari oggetti, bel piacer per noi sarà”) prima del tutti finale. Tutto ciò aggiunge strati di ricchezza a questa partitura primigenia in cui, nondimeno, Rossini già dispiega una sorprendente maturità, con un brillante trattamento vocale, una vena ritmica travolgente e un intuito drammatico sicuro. In ogni caso, con l’incorporazione di questa nuova edizione critica, il ROF riafferma la ragione della sua esistenza: essere vetrina delle novità musicologiche e punta di diamante nel recupero integrale e fedele del corpus rossiniano.
Lontano dalla sregolatezza scenica bieitiana, l’ex tenore e ora regista Laurence Dale ci propone un’ambientazione tipicamente british, di gusto classico e cordiale, con scenografia e costumi firmati da Gary McCann. Nonostante il rispetto quasi letterale al semplice libretto di Gaetano Rossi, senza aggiunte né sovrainterpretazioni inutili, nulla risulta forzato, e l’umorismo – così essenziale in questa farsa – scorre in modo del tutto organico. L’azione si svolge fra carte da parati, cartapesta e finestre su due livelli come in una casa di bambole, coronata dalla simpatica presenza di un gigantesco orso – magistralmente interpretato dall’attore Matteo Anselmi – che accompagna Slook dal Canada; una licenza ben condotta che, seppur anacronistica, apporta comicità e strappa inevitabilmente la risata del pubblico.
La Filarmonica Gioachino Rossini, questa volta più familiare con l’opera, ha offerto un suono più rifinito che nelle Soirées, dimostrando Franklin la sua abilità nel raggiungere chiarezza, pulsazione e senso teatrale. La lettura levigata del maestro americano, insieme al magistrale supporto al fortepiano di Giulio Zappa nei recitativi (da segnalare il pot-pourri di temi dell’opera con cui ci ha deliziato nel cambio scena fra il terzetto “Darei per sì bel fondo” e l’aria di Clarina), ha permesso una lettura viva – nonostante una mancanza di leggerezza generalizzata – contrastante e originale nel fraseggio e nell’accentuazione; cioè, senza esagerazioni, ma con personalità. Personalmente, devo sottolineare la simpatica “pausa drammatica” inserita da Franklin nella riesposizione dell’ouverture, un gesto di umorismo raffinato capace di suscitare un sorriso complice nello spettatore attento.
Vocalmente, il cast riunito per l’occasione ha risposto ad altissimo livello, guidato da un Pietro Spagnoli che ha nuovamente confermato la sua categoria di autentico maestro del repertorio buffo. Il suo esilarante Tobia Mill ha evitato in ogni momento la scorciatoia facile e l’approccio grossolano, realizzando un personaggio pieno di sfumature, agile, divertente e puramente teatrale. Mattia Olivieri, l’altro grande protagonista della serata, è stato uno Slook energico sia scenicamente che vocalmente, sapendo unire flessibilità, sicurezza, timbro caldo e un grande senso dell’umorismo, brillando in particolare nella sua cavatina d’ingresso “Grazie… grazie… caro amico!” e nel duetto con Spagnoli.
Paola Leoci, come Miss Fannì, ha risolto con stile e precisione la sua aria “Vorrei spiegarvi il giubilo”, anche se a tratti la sua caratterizzazione è risultata vocalmente generica. Jack Swanson, Almaviva nella scorsa edizione del ROF, oggi nella breve parte di Edoardo Milfort, ha mostrato, nonostante il timbro archetipico di tenore belcantista americano filiforme, un gusto eccellente e un’elegante linea di canto. In verità, poco ha potuto mettersi in luce oltre al duetto con Fannì. Menzione speciale, naturalmente, per il baritono cileno Ramiro Maturana (Norton), sempre musicale e solido, e per la soprano franco-spagnola Inés Lorans (Clarina), deliziosa nella sua aria di sorbetto “Anch’io son giovane”.
La risposta del pubblico, che ha (quasi) riempito il Teatro Rossini in contrasto con la mezza sala di Zelmira allo Scavolini, non ha fatto altro che confermare il successo di questa seconda proposta: un piccolo gioiello, ben cantato e musicalmente stimolante, che combina rigore musicologico, fascino scenico e la sana leggerezza che, di tanto in tanto, il corpo richiede.
Después de la contundente experiencia que supuso la Zelmira presentada en el Auditorium Scavolini, la segunda velada del Rossini Opera Festival 2025 proponía, en el mucho más cómodo Teatro Rossini, un programa en apariencia ligero, pero combinación tan inusual como acertada: una nueva orquestación de las Soirées musicales, como prólogo a la encantadora y divertida Cambiale di matrimonio, farsa juvenil del compositor pesarés. Una doble propuesta que, en sustitución al inicialmente previsto Turco in Italia en producción de Davide Livermore, y más allá de su tono desenfadado, sirvió para seguir ahondando en la pluralidad de lenguajes y etapas del Rossini menos frecuente, dialogando entre dos extremos de la trayectoria creativa rossiniana, el genio precoz del joven debutante en la escena veneciana y la ironía e innovación armónica del maestro retirado de la escena teatral.
Fruto de un encargo del editor parisino Eugène-Théodore Troupenas en 1835, las Soirées musicales nacieron como colección para voz y piano, en un momento en que Rossini, ya «jubilado», buscaba mantenerse activo tanto económica como socialmente. En esta ocasión, el ROF ha querido rendirles homenaje en una forma original, en una nueva orquestación firmada por el compositor Fabio Maestri, distanciada deliberadamente del estilo rossiniano sin por ello traicionar el espíritu de las piezas. Como explicaba el propio Maestri en una entrevista en Rai Radio 3 el día del estreno, su intención no era hacer una orquestación «a la manera de Rossini», sino inspirarse en sus recursos, como tratar cada repetición de frase con una coloración instrumental distinta. Nos encontramos así ante un inteligente homenaje ajeno a la reconstrucción historicista donde se hace uso de timbres inusuales como los bongos, el xilófono, los armónicos en las cuerdas o incluso una armónica de cristal en “La gita in gondola”. El resultado fue un verdadero caramelo para el oído.
La interpretación vocal corrió a cargo de jóvenes cantantes, en su mayoría integrantes del elenco de L’italiana in Algeri, que se representaba al día siguiente. Entre ellos destacó el tenor Paolo Nevi, que el día anterior había participado en Zelmira como Eacide, algo titubeante al inicio pero más seguro a medida que avanzaba el recital. La soprano Vittoriana De Amicis supo meterse en el bolsillo al público con su sentida interpretación, siendo muy aplaudida en la celebérrima “La danza”. Junto a ellos, la mezzo colombiana Andrea Niño y el barítono armenio Gurgen Baveyan defendieron con soltura los números a dúo, habiéndose agradecido una presencia más amplia de ambos. Christopher Franklin, que también dirigiría La cambiale inmediatamente después, supo imprimir coherencia al conjunto desde el podio, solventando con agilidad algunos desajustes y respetando siempre la diferenciación de texturas tan cuidadosamente trabajada por Maestri.
Tras estimulante prólogo, La cambiale di matrimonio se ofreció en la producción estrenada en Pesaro en 2020 y retomada ahora en una versión revisada, ya con contacto escénico completo y libre de las restricciones pandémicas. La principal novedad radica en la interpretación de la nueva edición crítica de la Fondazione Rossini de Pésaro, a cargo de Eleonora Di Cintio, que permitió, gracias al estudio del manuscrito más próximo al extraviado autógrafo, recuperar frases eliminadas por la tradición (sin intervención ni beneplácito de Rossini) y reequilibrar indicaciones agógicas y de dinámica, además de redescubrir pasajes, en su mayoría da capos, pero también nuevos fragmentos hasta ahora inéditos, por ejemplo –hasta donde he podido detectar–, en el terceto de la introduzione, o una frase añadida para Fannì y Edoardo (“Ah, l’amarvi, o cari oggetti, bel piacer per noi sarà”) antes del tutti final. Todo ello añade capas de riqueza a esta partitura primigenia en la que, no obstante, Rossini ya despliega una madurez sorprendente, con un brillante tratamiento vocal, una vena rítmica arrolladora y una intuición dramática certera. Sea como fuere, con la incorporación de esta nueva edición crítica, el ROF reafirma la razón de su existencia: ser escaparate de las novedades musicológicas y punta de lanza en la recuperación integral y fidedigna del corpus rossiniano.
Lejos del dislate escénico «bieitiano», el ex-tenor y ahora director de escena Laurence Dale nos propone una ambientación típicamente british, de gusto clásico y amable, con escenografía y vestuario firmados por Gary McCann. Pese al respeto casi literal al sencillo libreto de Gaetano Rossi, sin añadidos ni sobrelecturas innecesarias, nada resulta forzado, y el humor –tan esencial en esta farsa– fluye de manera totalmente orgánica. La acción transcurre entre papeles pintados, cartón-piedra y ventanas a dos alturas como si de una casa de muñecas se tratara, coronada por la simpática presencia de un gigantesco oso –magistralmente interpretado por el actor Matteo Anselmi– que acompaña a Slook desde Canadá; una licencia bien llevada que, aunque anacrónica, aporta comicidad y arranca irremediablemente la carcajada del público.
La Filarmonica Gioachino Rossini, esta vez más familiarizada con la obra, ofreció un sonido más pulido que en las Soirées, demostrando Franklin su habilidad para lograr claridad, pulso y sentido teatral. La lectura pulida del maestro americano, junto con el magistral apoyo al fortepiano de Giulio Zappa en los recitativos (a destacar el potpurrí de temas de la ópera con que nos deleitó en el cambio de escena entre el terceto “Darei per sì bel fondo” y el aria de Clarina), permitió una lectura viva –pese a la falta de chispa generalizada–, contrastante y original en el fraseo y la acentuación; esto es, sin exageraciones, pero con personalidad. Personalmente, he de destacar la simpática «pausa dramática» incluida por Franklin en la reexposición de la obertura, un gesto de humor refinado capaz de despertar una sonrisa cómplice del espectador atento.
Vocalmente, el elenco reunido para la ocasión respondió a gran altura, encabezado por un Pietro Spagnoli que volvió a confirmar su categoría de auténtico maestro del repertorio buffo. Su hilarante Tobia Mill evitó en todo momento el recurso fácil y la brocha gorda, logrando un personaje lleno de matices, ágil, divertido y puramente teatral. Mattia Olivieri, el otro gran protagonista de la velada, fue un Slook enérgico tanto escénica como vocalmente, sabiendo aunar flexibilidad, seguridad, timbre cálido y un gran sentido del humor, brillando especialmente en su cavatina de entrada “Grazie… grazie… caro amico!” y en su dueto con Spagnoli.
Paola Leoci, como Miss Fannì, resolvió con estilo y precisión su aria “Vorrei spiegarvi il giubilo”, aunque por momentos su caracterización resultó vocalmente genérica. Jack Swanson, Almaviva en la pasada edición del ROF, hoy en la breve parte de Edoardo Milfort, mostró, pese a su arquetípico timbre de tenor belcantista americano filiforme, un gusto excelente y una elegante línea de canto. La verdad es que poco pudo lucirse más allá del dueto con Fannì. Mención especial, por supuesto, para el barítono chileno Ramiro Maturana (Norton), siempre musical y solvente, y la soprano franco-española Inés Lorans (Clarina), deliciosa en su aria di sorbetto “Anch’io son giovane”.
La respuesta del público, que (casi) llenó el Teatro Rossini en contraste con la media entrada de Zelmira en el Scavolini, no hizo sino confirmar el éxito de esta segunda propuesta: una pequeña joya, bien cantada y musicalmente estimulante que compagina rigor musicológico, encanto escénico y la saludable ligereza que, de vez en cuando, pide el cuerpo.
17 agosto 2025 – Pesaro, Rossini Opera Festival (ROF): Soirées musicales | La cambiale di matrimonio
SOIRÉES MUSICALES
Versione per voci e orchestra da camera a cura di Fabio Maestri
Musica di Gioachino Rossini
LA CAMBIALE DI MATRIMONIO
Farsa comica di Gaetano Rossi
Musica di Gioachino Rossini
Edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro, in collaborazione con Casa Ricordi di Milano, a cura di Eleonora Di Cintio
Produzione 2020, riallestimento
SOIRÉES MUSICALES
VITTORIANA DE AMICIS
ANDREA NIÑO
PAOLO NEVI
GURGEN BAVEYAN
LA CAMBIALE DI MATRIMONIO
Tobia Mill PIETRO SPAGNOLI
Fannì PAOLA LEOCI
Edoardo Milfort JACK SWANSON
Slook MATTIA OLIVIERI
Norton RAMIRO MATURANA
Clarina INÉS LORANS
FILARMONICA GIOACHINO ROSSINI
Direttore CHRISTOPHER FRANKLIN
Regia LAURENCE DALE
Scene e costumi GARY McCANN
Luci RALPH KOPP
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