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Rovigo, Teatro Sociale: Così fan tutte

  • Rovigo, Teatro Sociale Così fan tutte - ph Ludovico Guglielmo - recensione Opera Mundus

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Immaginare Lorenzo Da Ponte come un abate severo e rigoroso, dedito alla preghiera, agli studi teologici o alla vergatura sopraffina di testi religiosi, è quanto di più fuorviante si possa pensare.

Presi i voti alla sola età di 14 anni, più per spinta famigliare dettata dalle condizioni economiche che per chiamata divina, l’intellettuale settecentesco di origine ebraica nato Emanuele Conegliano a Ceneda (Vittorio Veneto non esisteva ancora) non si fece mancar nulla dei piaceri della vita. Amò le donne, la buona tavola, ebbe dei figli, viaggiò molto – spesso in modo rocambolesco e talvolta per sfuggire a condanne sulla sua vita di furfanteria e dissolutezze – e terminò i suoi giorni negli Stati Uniti.

Le palesi inclinazioni di viveur ben si evincono dalle sue Memorie pubblicate nel 1830. Giunto a Gorizia per trovar rifugio a seguito di una condanna scrive: “(…) Appena entrai nella locanda mi venne incontra, mi diede un’occhiatina espressiva, che mi disse quanto poi nacque tra noi, e mi menò in una buona camera. Questa donna era molto bella, giovane, fresca, e parea sopra ogni creder vivace. Era vestita alla foggia tedesca: avea una cuffietta a trine d’oro sul capo, una collana di catenella finissima di Venezia le cingea almen trenta volte un collo ritondo, e più candido d’ alabastro, e scendendo in crescenti giri, cadeva fin al bel seno, che vezzosamente in parte copriva: un giubbetto ben attilato le stringea le tornite membra con lasciva eleganza, ed una calzettina di seta, che terminava in due scarpette color di rosa, mostravan al cupido sguardo la forma ammirabile di un piccolissimo piede. (…) Non erano ancora suonate le sei della sera; ma come io non aveva preso tutto quel giorno che qualche bicchiere di vino, e un poco di pane, le chiesi da cena. Bevve un bicchieretto di vino con me (…) Non so se Bacco o qualche altra divinità cominciasse a scaldarle un pochetto il sangue; dopo due buone ore di simile conversazione, una tinta vivissima le coloriva le guance, e le brillavan negli occhi le fiamme della voluttà: ella era divenuta una vera bellezza: sorgeva dalla sua sedia, si contorceva, mi guardava, sospirava, tornava a sedere. Quando restammo soli venne presso di me, e cercando in quello alcune parole, vi mise de’ pezzetti di carta mi fe’ cenno di leggere. Era quel libro un dizionario tedesco e italiano: a’ lochi indicati lessi queste tre parole Ich liebe sie; e trovai che significavano Io amo voi. (…)”

Se a questo si aggiunge che l’abate Da Ponte fu amico e sodale  di Giacoma Casanova, che l’incontro con il giovanissimo Mozart  molto probabilmente trovò nell’irrequieto quanto disordinato ed eclettico musicista una rara affinità elettiva e comportamentale, e che i due trovarono nell’assolutismo illuminato dell’imperatore Giuseppe II spalla d’appoggio destra e sinistra per la composizione delle loro idee, ecco spiegato il “Così fan tutte” del 1789, terza ed ultima opera in due atti delle tre buffe scritte insieme, “Le nozze di Figaro” e” Don Giovanni”.

Domina in tutte il gioco delle parti, la simulazione dei sentimenti, l’imbroglio della mimica seduttiva a fin di divertimento e l’assoluta amoralità nell’impasto libertino conseguente.

La storia – che i pettegolezzi viennesi di allora collocano originariamente avvenuta a Trieste – ma l’Abate traslò a Napoli con dame ferraresi, tratta di due ufficiali dell’esercito (Guglielmo e Ferrando) che per scommessa giocano sulla fedeltà delle reciproche spose. Travisati e fingendosi cavalieri albanesi, corteggiano uno la fidanzata dell’altro (Dorabella e Fiordiligi) con il bando malizioso tenuto da Don Alfonso e con la complicità della furba servetta Despina che ne trae tornaconto in tintinnanti scudi o zecchini.

Quando la farsa piega in pericolosa realtà e si scopre che i finti cavalieri non sono altro che gli ufficiali tornati da una finta guerra, le sorelle che dapprima ritrose, stavano poi cedendo alle lusinghe amorose, si spaventano e succede un quarantotto che mette a repentaglio l’amicizia tra i due uomini così come la sorellanza confidente delle due donne e l’amore delle coppie. L’intervento salomonico di Don Alfonso sistema la situazione con buona pace di tutti ma con un finale che lascia un velo distopico di tristezza sugli esiti di chi gioca con il fuoco dei sentimenti altrui e rimane scottato. Despina è l’unica a rimanere indenne da paturnie amorose perché favorita dalla sua accorta scaltrezza e calcolata leggerezza in faccende di “liaisons dangereuses”.

In questa nuova produzione del Teatro Sociale di Rovigo, Teatro Mario Del Monaco di Treviso e Teatro Verdi del Comune di Padova, le scene ed i costumi sono firmati dal fumettista Nilo Manara e la scelta del regista Stefano Vizioli risulta efficace per contesto, vivacità e quasi scostumata ambientazione. I pannelli dipinti dall’artista italiano in raffinati colori pastello che si susseguono nei quadri, risultano ammiccanti, sensuali, freschi e moderni nei colori e negli intrecci dei sensi che si avvicendano sul palcoscenico, ben si collocano i dionisiaci satiri in ratto di ninfe discinte. Una trasposizione in osmosi di una vicenda di qualche secolo fa e di piena attualità negli episodi metropolitani o provinciali che viviamo anche oggi.

La bacchetta dell’impegnativa e geniale partitura mozartiana che segna i rivoluzionari cambiamenti negli anni della sua giovane maturità musicale – ossimoro riferito all’esordio precoce con l’opera seria Mitridate Re di Ponto del quattordicenne salisburghese – è affidata allo spagnolo Jordi Bernacèr il quale non manifesta fatica esecutiva nelle tre ore di direzione con un solo breve intervallo. Il tratto orchestrale del Direttore e Concertatore è leggero, dinamico e scorre con abilità in una conversazione strumentale vivace e al tempo stesso rispettosa delle voci e delle esigenze attoriali e sceniche. In buca l’Orchestra di Padova e del Veneto dà dimostrazione di grande aggregazione e, da segnalare, i pregevoli interventi di Lorenzo Orlandi al fortepiano.

L’opera di Mozart così ardua ed impegnativa, necessita di un cast vocale di capace espressività e coesione e così è nel Così fan tutte: le vocalità sono ben amalgamate ed esprimono ciascuna la personalità del ruolo affidato loro e pregevoli tutte le architetture degli impegnativi duetti, terzetti e quartetti.

Irina Lungu veste il ruolo principale di Fiordiligi, voce omogenea, acuti squillanti con bei centrati, medi e gravi bilanciati da un buon appoggio. Il soprano ha pregevoli filati e controlla con maturità lo strumento vocale nelle complesse strutture interpretative richieste dal personaggio. Nel gioco libertino è, delle due, la sorella più saggia e lo rende.

Francesca Di Sauro caratterizza con verve più ammiccante e sensuale la sorella Dorabella; è più incline allo stuzzicante gioco di seduzione che pur a lei è celato. La voce mezzosoprano è vivace nelle colorature, svettante, duttile; l’agilità del timbro ben emerge nell’acuto e nel grave con passaggi – anche per presenza scenica ben rappresentata – che si fanno apprezzare.

Guglielmo è Biagio Pizzuti; nei teatri in terra veneta è quasi di casa e si muove con sicurezza in tutti i ruoli che ha interpretato, che sono tanti. Il suo timbro baritonale denso, brunito e sicuro, è sempre ben appoggiato e governa con disinvoltura le colorature i difficili passaggi di registro previsti nella vocalità del ruolo. Emerge in Pizzuti una spiccata dote attoriale con padronanza di fraseggio con le quali le tessiture di Mozart gli sono congeniali.

Il giovane tenore Andrew Kim – già Pamino nella 51esima edizione del concorso Toti Dal Monte –  è ben sostenuto dal cast nel reggere il mozartiano Ferrando. Ha un’emissione generosa con buone spinte in acuto ma appare disomogenea risultando talvolta, in pienezza di voce, poco sicura.

Il cinico Don Alfonso che aleggia a guisa di Deus ex machina degli intrighi, è interpretato da un convincente Maurizio Muraro. Il basso è ben inserito nel ruolo dei personaggi buffi e la maturità vocale ha timbro, velluto e consistenza davvero notevoli senza forzate caricature e risulta ampia e plasmata superate alcune appannature iniziali.

In questo Così fan Tutte  Despina è ruolo vincente, e Paola Gardina sembra nata in questi panni. Nella vivacità interpretativa e nel guizzo spregiudicato, c’è il concentrato sia dell’opera buffa che nasce negli intendimenti del Da Ponte e di Mozart, così come le influenze caricaturali delle servette e locandiere veneziane in generale e del Goldoni in particolare. Il mezzosoprano è disinvolto brillante e divertente allo stesso tempo. Possiede colorature cangianti con variazioni appropriate che le permettono in modo armonioso di mutare il timbro anche nelle vesti del travisato notaio alla firma simulata del contraffatto contratto di nozze.

Al pubblico è impossibile resistere al riso alla sua uscita in scena con l’accenno al canzoniere popolare  “me compare Giacometo” mentre svolge le faccende di casa infischiandosene delle conseguenze degli intrecci amorosi che le si ingarbugliano intorno.

Buona prova di sé ha dato anche il giovane coro A.LI.VE. distribuito sui palchi di Barcaccia diretti dal Maestro Paolo Facincani.

Assistente alla regia Pierluigi Vanelli, con i coordinamenti: scenico di Benito Leonori, ai costumi di Roberta Fratini e luci di Nevio Cavina.

“Così fan tutte” è un’opera da vedere e rivedere, ma è maturo il tempo che il luogo comune sia da sfatare.

 

Così fan tutte | 17 ottobre 2025 | Teatro Sociale di Rovigo

dramma giocoso in due atti
musiche di Wolfgang Amadeus Mozart
libretto di Lorenzo Da Ponte

CAST

Fiordiligi Irina Lungu
Dorabella Francesca Di Sauro
Guglielmo Biagio Pizzuti
Ferrando Andrew Kim
Despina Paola Gardina
Don Alfonso Maurizio Muraro

maestro concertatore e direttore d’orchestra Jordi Bernàcer
regia Stefano Vizioli
assistente regia Pierluigi Vanelli
scene e costumi Milo Manara
coordinamento scene Benito Leonori
coordinamento costumi Roberta Fratini
luci Nevio Cavina
Orchestra di Padova e del Veneto
A.L.I.VE. coro lirico giovanile
maestro del coro Paolo Facincani

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Chiara Casarin

VICE PRESIDENTE ONORARIO DI OPERA MUNDUS APS ETS - Team Recensioni | Critiche, Interviste

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