Il giovane Gioachino Rossini possiede già tutte le abilità che ne faranno il grande compositore in maturità quando cattura il potenziale teatrale della commedia degli equivoci di Eugène Scribe nella pièce “Le Prétendu par hasard, ou L’occasion fait le nom”.
Luigi Prividali mette mano al libretto, il compositore pesarese in circa nove giorni scrive le musiche et voilà, la quarta farsa L’occasione fa il Ladro (ossia Il cambio della valigia) – delle cinque composte che ne decreteranno la vis di maestro del teatro comico musicale – viene rappresentata al Teatro San Moisè di Venezia il 24 novembre del 1812 davanti ad un pubblico di circa 700 persone.
Alcuni riconoscibili stilemi rossiniani, ad esempio nell’introduzione strumentale del temporale con lampi e tuoni, li ritroveremo nella “Pietra del paragone” così come nel “Barbiere di Siviglia” le gocce di pioggia con pizzicati dei violoncelli, una sorta di firma d’autore. Era pratica in uso a quei tempi e molti compositori usavano tesorizzare in una sorta di autoplagio, serbando nei loro bauli, spartiti, arie e varianti musicali e recitativi secchi, da riproporre in più lavori operistici.
Questo lavoro rossiniano non è così facile da trovare nelle proposte di repertorio nei cartelloni delle stagioni liriche dei teatri, e va riconosciuta al Direttore del Teatro Sociale, Edoardo Bottacin, l’idea di proporre in prima assoluta a Rovigo, la produzione di questa burletta in musica di un atto, in un nuovo allestimento nell’ambito del progetto Fucina del Teatro Sociale di Rovigo, con l’accrescimento esecutivo affidato alla giovane Orchestra del Conservatorio Statale di Musica “Francesco Venezze” di Rovigo affiancata in alcuni elementi dall’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta con la bacchetta del Direttore e concertatore Elisabetta Maschio. In questa produzione operistica viene ripristinata l’originale tradizione, in assenza di percussioni, con l’uso del cembalo concertante che viene affidato ai maestri Simone Bassi Astolfi, Eleonora Lucchetti, Mattia Varisco e Yang Zhang.
La trama ha tutti gli elementi caratteristici della commedia degli equivoci: in una locanda nella quale trovano riparo durante un temporale due gentiluomini – Don Parmenione con il servo Martino e il Conte Alberto – le loro due valigie vengono scambiate per errore e, il contenuto delle stesse, genera uno scambio di corteggiamento tra le due amiche Berenice ed Ernestina, una delle quali promessa sposa e sotto la vigile custodia di Don Eusebio. Martino fruga nella valigia e trova il ritratto di una bella donna, lo mostra a Parmenione il quale se ne innamora e vuole conoscerla. Da qui la situazione si complica tra paradossi ed equivoci: scambi di persona, inganni, giochi di seduzione, sfide a duello, confessioni, pentimenti, rutilante ricerca della verità, doppio matrimonio, lieto fine.
E’ proprio la tessitura dell’illusione creata tra il paradosso e l’equivoco che ispira la regia di Anna Cuocolo – che cura anche coreografie e luci – la quale trasmette, attraverso il richiamo simbolico all’arte pittorica di Escher, la rappresentazione delle prospettive ingannevoli sulle vicissitudini dell’opera. Già dall’apertura del boccascena le piante appaiono rovesciate a testa in giù o posizionate in improbabili orizzontali in un codex coerente con i soffitti allestiti in architetture di scale senza soluzione di ingresso ed uscita. L’impatto è di fatto surreale ma l’insieme è scenograficamente elegante: perfetto per la bella rappresentazione che si avrà dell’opera buffa. A questo si aggiungano tenui colori pastello e curati costumi degli anni ’50 curati dal giovane Matteo Corsi recentemente vincitore del II concorso Internazionale di Scenografia e Costume Gabbris Ferrari, raffinati in paradosso di chiave moderna se pur collocati in una vicenda del 1800.
E, come dichiara in apertura di serata il Direttore Bottacin “Stasera carriere in nascere unite a carriere in essere” riferendosi principalmente alla giovane orchestra, anche il cast è molto giovane: Don Eusebio, il tenore Enrico Basso, Berenice è Silvia Ghirardini, Ernestina, Anna Pieri, Conte Alberto, Matteo Urbani, Don Parmenione è Giuseppe De Luca. Più d’esperienza il baritono Alex Martini che interpreta il servo Martino e ne dipinge con voce matura e presenza scenica attoriale non eccessivamente caricaturale un apprezzabile personaggio.
Tutte le voci, talenti emergenti, sono disinvolte e adeguate ai ruoli. Sono ricche di colorature, efficaci nei fraseggi, sciolte nei cambi di registro, agili e brillanti nei timbri, convincenti nei concertati. Sia Berenice che Ernestina danno prova di temperamento dotato di guizzo belcantistico.
Completano i ruoli del cast, Giovanni dal Pont, servitore di Alberto, Alessandro Boreggio un cameriere e i due danzatori Veronica Bin e Leonardo Cristiani.