Nel 2019 pronta per approdare a teatro, l’opera in due atti “Alice nel Paese delle Meraviglie” di Pierangelo Valtinoni su libretto di Paolo Madron, ebbe una battuta d’arresto a causa del COVID, ma non cadde nell’oblio.
Fu rappresentata in prima europea a Zurigo (Opernhaus) e successivamente tra il 2022 e 2023 in altri teatri della Germania.
Ma è la visionaria lungimiranza del giovane direttore artistico del Teatro Sociale di Rovigo – Edoardo Bottacin – a portare in prima italiana assoluta questa fresca e frizzante opera contemporanea che parla ai giovani, non esclusi gli adulti, con un linguaggio capace di unire la fantasia destabilizzante di Lewis Carroll a una scrittura musicale saldamente ancorata alla tradizione teatrale.
Prologo, arie, recitativi concertati ed intermezzi musicali “classici” si fondono naturalmente con la ricchezza dei “nonsense” contenuti nei rutilanti quadri del racconto del viaggio di Alice, senza che le metafore della vita in esso contenute, perdano di incisività e valore.
La regia di Tommaso Franchin, coadiuvata dalle scene di Fabio Carpene ed i costumi di Giada Masi, rappresenta con onirica energia fantasiosa, il mondo della bambina e dei personaggi che la circondano nel suo viaggio. Pur tuttavia, ogni immaginaria situazione è ben ancorata all’oggi che viviamo e che Alice non teme ma affronta con curiosità e determinazione (A chi credete di far paura? Pensate di essere delle persone, ma siete solo un mazzo di carte! Esclama nell’ultimo atto).
La bambina non cadrà come nel romanzo del 1865, nel buco di un pozzo, ma avrà più a che fare con i bidoni della raccolta differenziata di una ambientazione che parte da una stazione metropolitana ricca di un andirivieni di alter ego come il Bianconiglio – un rider sempre di fretta – poi ci sono studenti, lavoratori, bulli, ciarlatani ed altezzose signore schifate dalla middle class, per finire in un assurdo tribunale, ed in questa confusione, la pluralità orchestrale con le sue contaminate variazioni stilistiche, unite al testo di immediata comprensione ritmica, caratterizza ogni personaggio.
Nel golfo mistico, insieme ai bravi orchestrali dell’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta diretti, nella vorticosa tensione strumentale con esecuzione di vivacità espressiva, dal Maestro Concertatore e Direttore, Eddi De Nadai, (Jacopo Cacco 1/3) trovano posizione gli apprezzabili A.LI.VE. Coro voci bianche e coro lirico giovanile (sez. femminile) diretti dal Maestro Paolo Facincani, che contribuiscono non poco – anche interpretando il mazzo di carte – a rendere godibile questa originale produzione.
Il cast è giovane e ogni personaggio è perfettamente inserito nel ruolo.
Protagonista assoluta nel fantasmagorico Wonderland è Alice interpretata dal soprano Claudia Ceraulo: la voce ha timbro squillante, grazioso con buone agilità; gli acuti sono sicuri e le colorature, pur in qualche momento penalizzate dall’enfasi orchestrale, ben si arrangiano su una presenza scenica costante che la vede in una impegnativa prova attoriale.
Voce estesa, versatile e qualità interpretative emergono in Caterina Dallaere, il mezzosoprano che interpreta l’imperiosa Regina di Cuori.
Buona la prova del Cappellaio Matto, il tenore Filippo Scanferlato, giovano all’insieme le ben strutturate, agili e coerenti interpretazioni del tenore Davide Zaccherini e del baritono Lorenzo Liberali rispettivamente Tuidelì / Lepre Marzolina e Tuideldùm / Ghiro e buona la prova del basso Matteo Mollica sia Bruco che Duchessa.
Nelle parti attoriali vanno segnalati Martina Camoriano che inforca la saettante bicicletta del rider Bianconiglio e la funambolica Cuoca interpretata dall’acrobatico Giovanni Fregonese; il Gatto del Cherchire è di fatto un roll up parlante.
Come nel racconto del prete anglicano Charles Lutwidge Dodgson (il vero nome di Lewis Carroll), riduttivamente definito “libro per bambini”, nell’approcciarsi a quest’opera moderna non pensiamo che sia anch’essa un’opera per bambini, ma come loro, accostiamoci all’ascolto con libera fantasia perché, come dice Alice nel libretto di Madron: “La chiave!…essere così piccola ha un vantaggio: almeno passo per tutte le porte!” Meditate la buona metafora.