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Teatro Sociale di Rovigo: Dittico “La Damoiselle Elue” e “BIANCA”

  • Teatro Sociale di Rovigo Dittico “La Damoiselle Elue” e “BIANCA” - recensione Opera Mundus (4)

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Dittico “LA DAMOISELLE ELUE” di Claude Debussy e “BIANCA” di Italo Montemezzi (prima mondiale assoluta)

Vigasio è un piccolo comune veneto con vocazione agricola incastonato nella Pianura Padana che unisce i territori di Verona e Mantova. E non ci sarebbero molte altre peculiarità degne di significativa menzione, soprattutto in campo musicale, se non fosse per essere il luogo che diede i natali, nel 1875, a Italo Montemezzi,  stimato compositore, il quale contro il volere del padre  che lo spingeva verso gli studi al Politecnico di Milano, nel 1896 entrò al Conservatorio della metropoli dove la sua Cantata per soprano,  mezzosoprano, coro e orchestra del saggio finale, fu diretta nientemeno che da Arturo Toscanini che lo tenne sotto l’ala artistica anche successivamente. Diplomandosi a pieni voti intraprese la strada della composizione teatrale e il suo percorso lo vide rappresentato con successo dalla Scala (La Notte di Zoraima)   al Metropolitan di New York (L’amore dei tre re), dal Regio di Torino (Hellera) al Teatro dell’Opera di Lisbona  e nei più grandi teatri d’Europa e del mondo. Lavorò con D’Annunzio (La Nave), Toscanini, Illica,  Tito Ricordi  e molte furono le voci liriche prestigiose prestate alle sue opere. Fu esponente rinomato della lirica del primo novecento e gli si riconobbe, nelle partiture  liriche e sinfoniche, quella influenza che gli individuò  all’epoca  Ildebrando Pizzetti, quando  ebbe a definirlo “ il più wagneriano fra i più celebri operisti della sua generazione” in Italia.

Morì, a Vigasio, nel 1952 e non fece in tempo a vedere rappresentata per la prima volta e nello stesso anno, all’Arena di Verona, la sua ultima opera L’Incantesimo.

Perché ne parliamo ora? Perché sempre a Vigasio, a Villa Montemezzi, sepolta in un vecchio baule di ricordi e documenti della famiglia, viene alla luce nel 2019 con grande emozione e sorpresa da parte di Marco Pasetto – docente e musicista – una partitura giovanile di Montemezzi che si credeva perduta e caduta nell’oblio: Bianca.

Il manoscritto dell’opera in un atto, trascritta e curata dallo stesso Pasetto in collaborazione con Gino Farenzena ed il Conservatorio “Cesare Pollini” di Padova, prende vita sulla scena in prima mondiale assoluta ( 8 maggio 2026) in dittico con il poema lirico  La Damoiselle élue di Claude Debussy al Teatro Sociale di Rovigo e aggiunge al teatro rodigino un’altra stella di merito alla sua 210^ stagione culturale “Cult – dove il cuore rimane giovane”.

Questa produzione è curata dal Conservatorio di Padova con Fabrizio Da Ros maestro concertatore e   direttore d’orchestra. La regia, le scenografie e le luci sono affidate a Stefano Patarino, il coro a Francesco Loregian.

La vicenda di Debussy su libretto di Dante Gabriele Rossetti, narra di una giovane donna in paradiso che spera di poter ricongiungersi all’amato rimasto sulla terra ed anch’egli si strugge al desiderio di raggiungerla. Il  sogno non si realizzerà ma il reciproco pianto è poesia di speranza.

La trama strumentale è ricca timbri e diafane sfaccettature di epica religiosità ed il pathos del canto che richiede delicatissimi e virtuosi colori melodici, non sempre risultano coerenti e centrati dal giovane soprano Yukari Mori.

Per l’inedita Bianca – che in scena succede alla Damoiselle – la circostanza la vede incontrare l’amato Balduino dopo dieci anni di assenza in esilio. Lui è tornato cambiato, indurito Marchese del Monferrato, passa il tempo dilettandosi nella cruenta caccia nei boschi; potere e possesso lo contraddistinguono e questa cosa affascina la sorella di Bianca, Ricciarda, la quale aspirerebbe a conquistarne il cuore senza riuscirci. Bianca è inorridita dalla crudeltà di Balduino che non ha più quel puro e lirico amore per la natura e le sue creature simbolo di profondi e limpidi sentimenti e decide di interrompere il loro legame reso corrotto dall’asprezza di Balduino che ancora la desidera, facendo abbattere di netto il simbolo antropomorfo del loro legame: il grande tiglio sotto le cui fronde si consumarono tanti momenti d’amore.

La  giovanile opera di Montemezzi apre a Wagner con l’apertura di corni e le 851 battute di partitura si svilupperanno poi in un modello narrativo musicale e vocale romantico-verista.

La giovane Orchestra sinfonica del Conservatorio Cesare Pollini di Padova, con la sicura bacchetta del Maestro Da Ros, coglie con puntuale incisività sia le sfumature vocali che le sonorità orchestrali e le complesse influenze previste dalle composizioni, hanno resa di ascolto suggestivo.

Il soprano leggero Camilla Consolaro interpreta Bianca: il ruolo è più indicato per un soprano lirico spinto ma resta che la sua voce sa comunque esprimersi con un elegante legato, risulta luminosa e con buone agilità nel registro acuto.

La sorella di Bianca, Ricciarda, e così une recitante della Damoiselle, ha la voce del mezzosoprano Erica Zulikha Benato che vanta un bel timbro caldo e vellutato, nell’ “Alors, elle jeta ses bras le long des barrières d’or, et posant son visage entre ses mains, pleura…” dell’ultimo passaggio del poema di Debussy, c’è commovente interpretazione. Da tenere attenzionata la voce tenorile di Giulio Putrino – Balduino – che si fa notare per volume, intensità e giovane pienezza sostenuta negli acuti senza sforzo; lo accompagna una buona e disinvolta presenza scenica.

Bene e coerente nel ruolo complementare anche il Guardiaboschi  Xiaojie Meng, il giovane studente del “Pollini” con timbro di basso.

Il Coro del Conservatorio da di sé prova corale davvero tecnicamente preparata e compatta avendo ruolo essenziale in tutte le parti del dittico.

Se pur ambientata nel medioevo, il regista sceglie di collocare “Bianca” in un contesto ambientalista più green e fa indossare alla protagonista le vesti dell’attivista svedese  a noi nota, che lotta per la salvaguardia della terra  dalle aggressioni antropiche; scelta simbolica che un po’ muove al sorriso nell’analisi musicale che si svolge in un ambito di tradizione così adesa al romanticismo tedesco ma, essendo la prima rappresentazione, forse è solo perché non l’abbiamo del tutto compresa.

Così come non sapremo mai perché, quest’opera giovanile  del ventiseienne Italo Montemezzi rimasta inedita per più di un secolo, partecipò allora ad un concorso di giovani operisti e gli furono riconosciute 400 lire sulle 500 previste: che pur nel novecento erano un bel sostegno per i giovani musicisti. Cosa che dovremo continuare a fare anche oggi.

La damoiselle élue

poema lirico

musiche di Claude Debussy

libretto di Dante Gabriele Rossetti

versione del 1902

 

Bianca

PRIMA ESECUZIONE ASSOLUTA

poema drammatico in un atto

musiche di Italo Montemezzi

libretto di Giuseppe Zuppone Strani

trascrizione a cura di Marco Pasetto

CAST

La damoiselle élue

Une recitante Erica Zulikha Benato

La Damoiselle Yukari Mori

Bianca

Bianca Camilla Consolaro

Ricciarda Erica Zulikha Benato

Balduino Giulio Putrino

Un guardaboschi Xiaojie Meng

maestro concertatore e direttore d’orchestra Fabrizio Da Ros

regia, scene e luci Stefano Patarino

costumi FantasiainRe

Coro e Orchestra del Conservatorio di musica Cesare Pollini di Padova

maestro del coro Francesco Loregian

FOTO

© Ph credit: Ludovico Guglielmo

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A CURA DI

Chiara Casarin

VICE PRESIDENTE ONORARIO DI OPERA MUNDUS APS ETS - Team Recensioni | Critiche, Interviste

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