Lo Stabat Mater come cuore pulsante: una serata di intensa umanità
Il concerto del 21 aprile all’Auditorium Giovanni Agnelli ha trovato il suo vero centro emotivo nello Stabat Mater di Pergolesi, eseguito dall’Accademia Bizantina sotto la guida di Ottavio Dantone. Se la prima parte della serata, dedicata ai Concerti grossi di Corelli, Geminiani e Händel, ha offerto una prova di eleganza stilistica e coerenza interpretativa, è nella seconda che l’esperienza musicale si è trasformata in qualcosa di più profondo e coinvolgente. Dopo un raffinato Concerto per violino di Pergolesi, ben sostenuto dal solista Alessandro Tampieri, l’ingresso delle voci ha segnato un netto cambio di atmosfera. Lo Stabat Mater si è imposto fin dalle prime battute come il fulcro espressivo dell’intero programma, grazie a una lettura intensa ma mai enfatica, capace di scavare nel dolore senza cedere al patetismo. Suzanne Jerosme e Delphine Galou si sono rivelate interpreti ideali per questa pagina. Il soprano Jerosme ha colpito per la purezza e la potenza del timbro e la luminosità della linea vocale, capace di slanciarsi con naturalezza nelle sezioni più liriche, mantenendo sempre un controllo impeccabile. Accanto a lei, il contralto Galou ha offerto una presenza vocale di grande profondità: il suo timbro caldo, ma chiaro, ha dato inensità alla narrazione, creando un innesto speciale, delicato ed espressivo nell’orchestra, di grande efficacia. Grande sinergia e di grande effetto in entrambe le cantanti. Il dialogo tra le due voci è stato uno degli elementi più riusciti dell’esecuzione. Nei duetti, la fusione timbrica e musicale hanno raggiunto momenti di rara intensità, restituendo con chiarezza il senso di intima partecipazione al dolore della Vergine. Non si è trattato solo di una prova tecnica impeccabile, ma di una vera costruzione emotiva, sostenuta da un’orchestra attenta e discreta, perfettamente calibrata sulle esigenze del canto. La direzione di Dantone ha accompagnato con sensibilità ogni sfumatura, lasciando respirare le voci e valorizzando la dimensione teatrale implicita nella partitura. Il risultato è stato uno Stabat Mater capace di parlare direttamente all’ascoltatore, con una forza comunicativa che ha reso il silenzio tra un brano e l’altro parte integrante dell’esperienza.
Gli applausi finali, caldi e prolungati, hanno confermato la forte impressione lasciata soprattutto da questa seconda parte: una lettura che ha messo al centro la voce e l’emozione, trasformando il concerto in un momento di autentica condivisione artistica.