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Torino, Auditorium RAI “Arturo Toscanini”: Concerto di Pasqua

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Dalla contemplazione alla rinascita: un intenso itinerario pasquale all’Auditorium RAI di Torino

Il Concerto di Pasqua andato in scena il 3 aprile 2026 all’Auditorium RAI “Arturo Toscanini” di Torino si è imposto come uno degli appuntamenti più significativi della stagione, non solo per l’eccellenza degli interpreti coinvolti, ma soprattutto per la costruzione di un programma tanto audace quanto profondamente coerente nella sua tensione spirituale ed espressiva.

Ad aprire la serata, Fratres di Arvo Pärt ha creato immediatamente un clima sospeso, quasi fuori dal tempo. L’esecuzione si è distinta per la purezza del suono e per una gestione del silenzio estremamente consapevole: ogni pausa, ogni risonanza sembrava caricarsi di un significato ulteriore. L’orchestra ha restituito con grande concentrazione la scrittura tintinnabulante del compositore, lasciando emergere con chiarezza quella dimensione meditativa e ascetica che rende il brano una sorta di rito sonoro. Sotto la guida attenta di Giuseppe Mengoli, il tessuto musicale si è sviluppato con lentezza controllata, evitando qualsiasi enfasi superflua e privilegiando invece un raccoglimento quasi liturgico.

Il passaggio allo Stabat Mater di Antonio Vivaldi ha rappresentato il cuore emotivo del concerto. Qui la dimensione del dolore si è fatta più esplicita, ma sempre filtrata attraverso un’eleganza formale tipicamente barocca. L’orchestra ha saputo adattare il proprio suono a uno stile più raccolto e intimo, con archi morbidi e un basso continuo solido ma mai invadente.

In questo contesto si è inserita la prova di Carlo Vistoli, autentico protagonista vocale della serata. La sua interpretazione si è distinta per intensità e controllo: il timbro, luminoso ma venato di una malinconia naturale, si è rivelato ideale per rendere il pathos contenuto del capolavoro vivaldiano. Vistoli ha costruito ogni aria con grande intelligenza espressiva, curando il fraseggio e l’accentazione del testo latino con attenzione quasi scolastica, ma senza mai perdere il coinvolgimento emotivo. Particolarmente toccanti i momenti più contemplativi, nei quali la linea vocale si distendeva su un accompagnamento rarefatto, creando un dialogo intimo tra voce e orchestra.

Al termine dello Stabat Mater, accolto da un consenso caloroso e partecipe, Vistoli ha concesso un bis di straordinaria suggestione: Lascia ch’io pianga (nella sua celebre formulazione “Lascia la spina, cogli la rosa”), pagina di intensa cantabilità attribuita a Georg Friedrich Händel. L’esecuzione, sospesa e dolcissima, ha letteralmente rapito il pubblico: la linea vocale, sostenuta da un respiro ampio e da un fraseggio nobilissimo, si è distesa con naturalezza, trovando nel silenzio della sala una risonanza quasi sacrale. Al termine, l’entusiasmo è stato palpabile, con applausi prolungati e convinti che hanno sottolineato il successo personale del controtenore.

La seconda parte del concerto ha segnato un deciso cambio di prospettiva con la Sinfonia n. 7 in la maggiore di Ludwig van Beethoven. Qui la dimensione pasquale si è trasformata in energia vitale, in una celebrazione quasi fisica della rinascita. Giuseppe Mengoli ha affrontato la partitura con gesto sicuro e visione ampia, esaltandone il carattere ritmico senza mai cedere a letture eccessivamente muscolari.

Il celebre Allegretto è emerso come momento di intensa concentrazione emotiva: il tema, scolpito con grande chiarezza dagli archi, si è sviluppato in un crescendo di tensione perfettamente controllato, mantenendo sempre una nobiltà di accento che ha evitato ogni deriva retorica. Nei movimenti estremi, invece, l’orchestra ha dato prova di brillantezza e compattezza, restituendo tutta la forza propulsiva della scrittura beethoveniana con precisione e slancio.

Nel complesso, il concerto ha colpito per la sua capacità di attraversare epoche e linguaggi diversi mantenendo una sorprendente unità espressiva. Dalla rarefazione mistica di Pärt, al dolore composto di Vivaldi, fino alla vitalità trascinante di Beethoven, il percorso musicale ha assunto i contorni di un vero e proprio itinerario spirituale. Merito di un’orchestra in stato di grazia, di un direttore lucido e sensibile come Mengoli e di un interprete vocale di altissimo profilo come Vistoli, capaci insieme di trasformare una serata di musica in un’esperienza autenticamente significativa.

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