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Torino, Piccolo Teatro Regio: Hänsel e Gretel, una fiaba in trasformazione continua.

  • Torino, Piccolo Teatro Regio Hänsel e Gretel, una fiaba in trasformazione continua. - Ph Mattia Gaido - recensione Opera Mundus

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La rappresentazione di Hänsel e Gretel, andata in scena ieri al Piccolo Teatro Regio di Torino, ha mostrato un equilibrio interessante tra rigore narrativo e soluzioni sceniche di forte impatto visivo. La versione italiana di Lorenzo Arruga, chiara e scorrevole, si presta bene alla dimensione familiare della produzione, senza rinunciare a una certa profondità poetica.

La regia di Gianmaria Aliverta si articola attorno a un’idea precisa: mantenere un’unica stanza fissa, data sicuramente anche dagli spazi offerti, trasformandola di volta in volta attraverso luci, aperture inattese e interventi scenotecnici. La scelta funziona soprattutto per la sua coerenza interna. La stanza povera grigia e fredda della famiglia si trasforma improvvisamente, in altri ambienti della fiaba: cambi di luci che ne modificano la temperatura emotiva, pannelli che si aprono come piccole porte, e soprattutto la metamorfosi più teatrale: la stanza che diventa la casa di marzapane. L’effetto è ottenuto senza cambi scena tradizionali, ma grazie a un insieme di segni visivi che sfruttano la fissità dello spazio per creare sorpresa. Particolarmente riuscito l’ingresso della Strega: esce dal camino scuro insieme a una tavolata imponente di dolci, quasi un’incursione improvvisa del mondo fiabesco nel quotidiano dei due bambini. Elemento cardine della lettura di questo spettacolo è la scelta di affidare i ruoli di La Madre e La Strega alla stessa interprete. La sovrapposizione non è solo un gioco teatrale, ma definisce una linea interpretativa ben riconoscibile: ciò che spaventa i bambini, all’interno della fiaba, nasce dalle stesse dinamiche affettive e famigliari della prima parte dell’opera. L’intenzione registica appare chiara e leggibile in scena, e aggiunge coerenza al percorso emotivo dei protagonisti. Un altro elemento distintivo della messinscena è la presenza dei “bambini-biscotto”, che emergono da piccoli frigoriferi incastonati nelle pareti della stanza. Sono figure al limite tra l’ironia e il perturbante, e contribuiscono a caratterizzare la casa della Strega come uno spazio ambiguo, invitante e minaccioso allo stesso tempo. L’interazione con Hänsel e Gretel funziona bene sul piano teatrale, soprattutto perché mantiene un registro misurato e non scivola nel puro effetto comico.

Sul versante musicale, Simon Krečič conduce l’Orchestra con un approccio equilibrato: tempi controllati, attenzione costante al rapporto con le voci, linea sonora generalmente trasparente. La partitura di Humperdinck — lirica, orchestrale e strutturata — ne esce leggibile e priva di enfasi superflue. Krečič mostra una cura particolare per la tenuta teatrale delle scene, evitando rallentamenti e mantenendo un buon senso della continuità narrativa.

Il cast vocale appare ben assortito: Hänsel (Martina Myskholid) e Gretel (Albina Tonkikh) offrono interpretazioni fresche e ben coordinate, efficaci sia nei duetti che nei momenti solistici, anche se con un lieve squilibrio a favore del soprano. Il Padre (Eduardo Martinez) porta in scena una voce solida e potente, di grande interesse, e una presenza naturale, a volte goffa, ma tipica del personaggio. La Madre/Strega, ruolo sdoppiato ma affidato alla stessa interprete (Natalia Gavrilan), affronta entrambe le parti con coerenza vocale, anche se in alcuni passaggi non ben proiettata, e attenzione alla costruzione del personaggio. Il Sandmann (Flavia Pedilarco) regala un momento di sospensione ben calibrato scenicamente, anche se vocalmente un po’ troppo fioca, non oltrepassando l’orchestra. I bambini-biscotto (Nike Accossato, Nora Bricco, Luca Conte, Diana Gallo, Silvano Giannini, Stella Simala) risultano scenicamente volutamente goffi, dati i costumi di boteriana memoria, con colori vivaci, e sono stati molto apprezzati anche dal pubblico composto perlopiù da famiglie con bimbi. Il folto coro di voci bianche, collocato seduto a cavallo del boccascena, istruito dal M° Claudio Fenoglio, è stato preciso. Le scene ed i costumi sono affidati rispettivamente a Francesca Donati e Sara Marcucci, mentre le luci ad Andrea Rizzitelli. In conclusione la produzione torinese di Hänsel e Gretel si distingue per alcune scelte registiche nette e ben realizzate: la scena unica trasformabile, la sovrapposizione Madre/Strega, l’uso controllato degli effetti visivi.

Se il tono generale rimane quello di una fiaba pensata per un pubblico ampio, il lavoro di Aliverta e la direzione di Krečič riescono a mantenere equilibrio e coerenza, valorizzando tanto la chiarezza narrativa quanto la qualità musicale, che la rendono opera per tutti, e non solo una favola per bambini.

Il risultato è uno spettacolo solido, curato e accessibile, che restituisce la fiaba musicale di Humperdinck con buona freschezza e un’identità visiva precisa.

30 novembre 2025 –  Hänsel e Gretel – Teatro Regio Torino

Musica di Engelbert Humperdink

Libretto originale tedesco di Adelheid Wette dall’omonima fiaba di Jacob e Wilhelm Grimm

Elaborazione di Luca Tessadrelli

Rifacimento drammaturgico e versione ritmica di Lorenzo Arruga

Copyright ed edizione Casa Musicale Sonzogno di Pietro Ostali, Milano

Nuovo allestimento Teatro Regio Torino

in collaborazione con il Conservatorio “A.Vivaldi” di Alessandria

 

CAST

Hänsel Martina Myskholid

Gretel Albina Tonkikh

Il padre Eduardo Martinez

La madre e La strega Natalia Gavrilan

Sandmann Flavia Pedilarco

Bambini biscotto Nike Accossato, Nora Bricco, Luca Conte, Diana Gallo, Silvano Giannini, Stella Simala

 

Direttore d’orchestra Simon Krečič 

Regia Gianmaria Aliverta

Scene Francesca Donati

Costumi Sara Marcucci

Luci Andrea Rizzitelli

Maestro del coro di voci bianche Claudio Fenoglio

Orchestra e Coro di voci bianche Teatro Regio Torino

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Dante Muro

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