La rappresentazione di Hänsel e Gretel, andata in scena ieri al Piccolo Teatro Regio di Torino, ha mostrato un equilibrio interessante tra rigore narrativo e soluzioni sceniche di forte impatto visivo. La versione italiana di Lorenzo Arruga, chiara e scorrevole, si presta bene alla dimensione familiare della produzione, senza rinunciare a una certa profondità poetica.
La regia di Gianmaria Aliverta si articola attorno a un’idea precisa: mantenere un’unica stanza fissa, data sicuramente anche dagli spazi offerti, trasformandola di volta in volta attraverso luci, aperture inattese e interventi scenotecnici. La scelta funziona soprattutto per la sua coerenza interna. La stanza povera grigia e fredda della famiglia si trasforma improvvisamente, in altri ambienti della fiaba: cambi di luci che ne modificano la temperatura emotiva, pannelli che si aprono come piccole porte, e soprattutto la metamorfosi più teatrale: la stanza che diventa la casa di marzapane. L’effetto è ottenuto senza cambi scena tradizionali, ma grazie a un insieme di segni visivi che sfruttano la fissità dello spazio per creare sorpresa. Particolarmente riuscito l’ingresso della Strega: esce dal camino scuro insieme a una tavolata imponente di dolci, quasi un’incursione improvvisa del mondo fiabesco nel quotidiano dei due bambini. Elemento cardine della lettura di questo spettacolo è la scelta di affidare i ruoli di La Madre e La Strega alla stessa interprete. La sovrapposizione non è solo un gioco teatrale, ma definisce una linea interpretativa ben riconoscibile: ciò che spaventa i bambini, all’interno della fiaba, nasce dalle stesse dinamiche affettive e famigliari della prima parte dell’opera. L’intenzione registica appare chiara e leggibile in scena, e aggiunge coerenza al percorso emotivo dei protagonisti. Un altro elemento distintivo della messinscena è la presenza dei “bambini-biscotto”, che emergono da piccoli frigoriferi incastonati nelle pareti della stanza. Sono figure al limite tra l’ironia e il perturbante, e contribuiscono a caratterizzare la casa della Strega come uno spazio ambiguo, invitante e minaccioso allo stesso tempo. L’interazione con Hänsel e Gretel funziona bene sul piano teatrale, soprattutto perché mantiene un registro misurato e non scivola nel puro effetto comico.
Sul versante musicale, Simon Krečič conduce l’Orchestra con un approccio equilibrato: tempi controllati, attenzione costante al rapporto con le voci, linea sonora generalmente trasparente. La partitura di Humperdinck — lirica, orchestrale e strutturata — ne esce leggibile e priva di enfasi superflue. Krečič mostra una cura particolare per la tenuta teatrale delle scene, evitando rallentamenti e mantenendo un buon senso della continuità narrativa.
Il cast vocale appare ben assortito: Hänsel (Martina Myskholid) e Gretel (Albina Tonkikh) offrono interpretazioni fresche e ben coordinate, efficaci sia nei duetti che nei momenti solistici, anche se con un lieve squilibrio a favore del soprano. Il Padre (Eduardo Martinez) porta in scena una voce solida e potente, di grande interesse, e una presenza naturale, a volte goffa, ma tipica del personaggio. La Madre/Strega, ruolo sdoppiato ma affidato alla stessa interprete (Natalia Gavrilan), affronta entrambe le parti con coerenza vocale, anche se in alcuni passaggi non ben proiettata, e attenzione alla costruzione del personaggio. Il Sandmann (Flavia Pedilarco) regala un momento di sospensione ben calibrato scenicamente, anche se vocalmente un po’ troppo fioca, non oltrepassando l’orchestra. I bambini-biscotto (Nike Accossato, Nora Bricco, Luca Conte, Diana Gallo, Silvano Giannini, Stella Simala) risultano scenicamente volutamente goffi, dati i costumi di boteriana memoria, con colori vivaci, e sono stati molto apprezzati anche dal pubblico composto perlopiù da famiglie con bimbi. Il folto coro di voci bianche, collocato seduto a cavallo del boccascena, istruito dal M° Claudio Fenoglio, è stato preciso. Le scene ed i costumi sono affidati rispettivamente a Francesca Donati e Sara Marcucci, mentre le luci ad Andrea Rizzitelli. In conclusione la produzione torinese di Hänsel e Gretel si distingue per alcune scelte registiche nette e ben realizzate: la scena unica trasformabile, la sovrapposizione Madre/Strega, l’uso controllato degli effetti visivi.
Se il tono generale rimane quello di una fiaba pensata per un pubblico ampio, il lavoro di Aliverta e la direzione di Krečič riescono a mantenere equilibrio e coerenza, valorizzando tanto la chiarezza narrativa quanto la qualità musicale, che la rendono opera per tutti, e non solo una favola per bambini.
Il risultato è uno spettacolo solido, curato e accessibile, che restituisce la fiaba musicale di Humperdinck con buona freschezza e un’identità visiva precisa.