Il silenzio della fede e il peso dell’orchestra: Dialoghi delle carmelitane al Regio di Torino
La recita di Dialoghi delle carmelitane di Francis Poulenc, andata in scena ieri sera al Teatro Regio di Torino, ha offerto uno spettacolo di grande intensità teatrale, sostenuto da una visione registica solida e da un comparto corale di altissimo livello, pur evidenziando alcune criticità nell’equilibrio sonoro. La regia di Robert Carsen, ripresa con precisione da Christophe Gayral, si conferma uno dei punti di forza dell’allestimento (proveniente dalla Dutch National Opera). Carsen costruisce uno spazio scenico essenziale e simbolico, dove la spiritualità e il dramma interiore trovano una traduzione visiva di grande efficacia. Le scene di Michael Levine (assistente Alejandra González) e i costumi di Falk Bauer (assistente Bettina Hinteregger) contribuiscono a un’estetica rigorosa e coerente, mentre le luci firmate dallo stesso Carsen insieme a Cor van den Brink scolpiscono ambienti di forte suggestione. Puntuale anche il contributo coreografico di Philippe Giraudeau e la drammaturgia di Ian Burton, che sostengono con intelligenza il fluire della narrazione. Sul podio, Yves Abel ha guidato l’Orchestra del Teatro Regio con attenzione al colore e alla tensione drammatica della partitura. Tuttavia, proprio la gestione dei volumi si è rivelata problematica: in più momenti le voci sono risultate coperte dall’orchestra, compromettendo la chiarezza del testo e l’impatto delle linee vocali. Una scelta interpretativa che, se da un lato enfatizza la densità orchestrale di Poulenc, dall’altro penalizza un’opera in cui la parola è centrale. Nonostante ciò, l’orchestra ha offerto una prova solida, precisa e ricca di sfumature, restituendo con efficacia le tensioni emotive e i contrasti della scrittura musicale. Sul piano vocale, il cast si è distinto per impegno e qualità interpretativa. Ekaterina Bakanova (Blanche de La Force) ha delineato un personaggio fragile e tormentato, con una presenza scenica intensa, mentre Sylvie Brunet-Grupposo (Madame de Croissy) ha offerto una prova di grande spessore drammatico, soprattutto nelle scene più estreme. Sally Matthews (Madame Lidoine) ha convinto per autorevolezza e luminosità vocale, così come Antoinette Dennefeld (Mère Marie de l’Incarnation), intensa e ben calibrata. Spicca la freschezza e la naturalezza di Francesca Pia Vitale nei panni di Sœur Constance de Saint-Denis, capace di restituire con immediatezza la purezza del personaggio. Accanto a loro, Jean-Francois Lapointe (Marquis de La Force) e Valentin Thill (Chevalier de La Force) hanno offerto prove solide, così come Krystian Adam nel ruolo del Il Cappellano del Carmelo. Completano efficacemente il cast Lorrie Garcia (Mère Jeanne de l’Enfant Jèsus), Martina Myskohlid (Sœur Mathilde), (Un ufficiale e Thierry) Roberto Accurso, (Il carceriere e Secondo commissario) Isaac Galan, (Monsieur Javelinot) Eduardo Martínez e (Primo commissario) Matthieu Justine, tutti partecipi nel costruire un insieme credibile e coeso. Di livello eccellente il Coro del Teatro Regio, preparato da Gea Garatti Ansini: compatto, preciso e intensamente espressivo, ha rappresentato uno dei vertici della serata, contribuendo in modo determinante alla riuscita complessiva dello spettacolo. Direttore dell’allestimento è Antonio Stallone.
In definitiva, una produzione di forte impatto visivo e teatrale, sorretta da una regia intelligente e da un coro straordinario. Restano alcune riserve sull’equilibrio tra buca e palcoscenico, ma l’esito complessivo è quello di una serata intensa e significativa, capace di lasciare un segno profondo nello spettatore.