Una Cenerentola di solidità musicale e precisione teatrale al Regio.
La recita di La Cenerentola andata in scena ieri sera, 23 gennaio 2026, al Teatro Regio di Torino si è distinta per una tenuta complessiva particolarmente omogenea, offrendo al pubblico uno spettacolo compatto, ben calibrato nei suoi equilibri e sorretto da una chiara visione musicale. Fin dall’ouverture è apparso evidente come la serata fosse impostata su una linea di rigore stilistico e controllo formale, elementi che hanno accompagnato l’intera esecuzione.
La direzione di Antonino Fogliani, profondo conoscitore del repertorio rossiniano, ha rappresentato il perno attorno al quale si è sviluppata l’intera recita. La sua lettura ha privilegiato la chiarezza del disegno musicale, mantenendo sempre vivo il senso del teatro. I tempi, mai esasperati, hanno permesso alla macchina comica di funzionare con naturalezza, senza perdere di vista l’eleganza della scrittura. Fogliani ha saputo modellare con attenzione le dinamiche, sostenere i cantanti nei passaggi più complessi e costruire con intelligenza i grandi concertati, nei quali orchestra e palcoscenico sono apparsi in costante dialogo. Divertenti interventi di tres d’union live tra il direttore e gli interpreti, creando piccoli camei divertenti, che hanno forato la quarta parete, L’Orchestra del Teatro Regio ha risposto con compattezza e precisione, offrendo una sonorità brillante ma controllata, mentre il Coro, diretto dal Maestro Piero Monti, si è distinto, quasi sempre, per puntualità e chiarezza d’insieme. Al fortepiano, ad accompagnare i recitativi, abbiamo ascoltato l’eccellente Maestro Paolo Grosa.
Dal punto di vista teatrale, la regia di Manu Lalli (assistente alla regia Chiara Casalbuoni) ha funzionato con efficacia, mostrando un buon affiatamento tra gli interpreti e una gestione dei tempi comici ormai ben rodata. L’azione si è sviluppata senza inciampi, con ingressi e uscite ben sincronizzati e una narrazione sempre leggibile. Divertente l’idea dell’intervento del corpo di ballo, che rappresentava un insieme di fate, che ha reso più fluidi alcuni momenti dell’opera. Le scene di Roberta Lazzeri, essenziali ma funzionali, hanno consentito un fluido alternarsi dei quadri, mentre i costumi di Gianna Poli hanno contribuito a rafforzare il carattere dei personaggi, evidenziandone con ironia vizi e virtù. Le luci di Vladi Spigarolo, ben dosate, hanno accompagnato i cambi di atmosfera senza mai imporsi come elemento estraneo alla drammaturgia.
Analizzando nel dettaglio la resa dei personaggi nella recita di ieri, si conferma come il versante maschile abbia mostrato una particolare sicurezza vocale e scenica. Don Magnifico di Giulio Mastrototaro, autentico motore comico dell’opera, ha dominato la scena con una prova di grande controllo del sillabato e del fraseggio, restituendo con chiarezza il lato grottesco del personaggio senza mai scivolare nell’eccesso. La voce, ben sostenuta, e di spessore, per tutta la serata, ha mantenuto freschezza e precisione anche nei momenti di maggiore esposizione. Il Dandini di Vincenzo Nizzardo si è distinto per brillantezza e naturalezza scenica: la sua interpretazione, buffa e disinvolta, ha reso credibile il gioco del travestimento, sostenuta da una linea di canto particolare e da una presenza vocale sempre ben percepibile negli ensemble. Il Don Ramiro di Pablo Martinez ha offerto una prova coerente e musicalmente solida, caratterizzata da un canto omogeneo e da un fraseggio curato, capace di restituire il lato più lirico e proprio del personaggio; ottima capacità attoriale e acuti molto facili. Di efficacia anche l’Alidoro (Davide Giangregorio), che nella recita di ieri ha saputo imporsi per compostezza interpretativa, diventando un punto di equilibrio nei momenti più articolati dell’opera.
Le voci femminili, pur inserendosi con professionalità e senso musicale nell’economia della serata, sono apparse più caute rispetto allo slancio mostrato dai colleghi maschili. Angelina, interpretata da Antoinette Dennefeld, ha offerto una lettura musicalmente attenta e rispettosa dello stile, privilegiando un canto raccolto e un’espressione misurata, che ha funzionato soprattutto nei momenti più lirici. Nei passaggi di maggiore virtuosismo, la scelta interpretativa è parsa orientata alla prudenza, senza tuttavia compromettere la coerenza complessiva del personaggio; valida l’aria finale “Nacqui all’affanno”. Clorinda (Claudia Urru) e Tisbe (Martina Myskohlid) hanno animato la scena con efficacia teatrale, sostenendo il ritmo comico della recita grazie a una buona intesa scenica e a un uso consapevole della parola, risultando funzionali al meccanismo drammaturgico.
Nel complesso, la recita del 23 gennaio si è imposta come una serata musicalmente solida e teatralmente ben oliata, nella quale la coerenza dell’insieme ha prevalso su ogni elemento isolato. La direzione esperta e stilisticamente sorvegliata di Antonino Fogliani ha garantito continuità, equilibrio e una costante tensione narrativa, confermando come La Cenerentola, quando affidata a mani consapevoli, sappia ancora rivelare tutta la sua intelligenza teatrale e musicale. Ottima scelta del Teatro Regio di Torino, e grande riscontro di applausi del pubblico.